Casa, i conti della mini-Imu: versamento fino a 300 euro

imuL’appuntamento è confermato: entro il 24 gennaio in quasi 2.500 Comuni italiani i cittadini saranno chiamati a versare una quota dell’imposta municipale del 2013, la cosiddetta mini-Imu. Per le abitazioni principali, in relazione all’anno che sta per concludersi, il tributo è stato in realtà abolito in attesa del passaggio alla tassa sui servizi. Ma il governo ha deciso di abbuonare solo la quota originariamente decisa per tutti a livello statale, corrispondente ad un’aliquota del 4 per mille. Dove i Comuni hanno deciso di innalzare il livello del prelievo (fino a un massimo del 6 per mille) i cittadini dovranno comunque versare il 40 per cento di questa maggiorazione, per un gettito complessivo stimato in oltre 440 milioni.

 

La prima verifica Gli importi in sé non sono esorbitanti, soprattutto se paragonati a quelli che teoricamente sarebbero stati versati per l’Imu intera. Ma in ogni caso c’è un adempimento da fare che può risultare oneroso. Intanto si tratta di stabilire se la mini-Imu è dovuta: per fare questo occorre verificare se l’aliquota nel proprio Comune è ancora al 4 per mille o è stata aumentata. L’informazione è generalmente reperibile nel sito Internet del Comune stesso, anche se è auspicabile che nei prossimi giorni le amministrazioni si attivino per dare il massimo di pubblicità alla questione. È prevedibile che molti contribuenti si rivolgano ai Caf (centri di assistenza fiscale) per avere lumi.

 

Se effettivamente l’aliquota in vigore (che sia stata deliberata nel 2012 o quest’anno) è sopra il 4 per mille, allora è necessario calcolare l’importo. Operazione non difficilissima ma nemmeno immediata. Per prima cosa bisogna determinare l’Imu teoricamente dovuta con l’aliquota decisa dal Comune, applicando l’aliquota stessa alla rendita catastale moltiplicata per 168, e sottraendo la detrazione di 200 euro. Poi si ripete l’operazione ma applicando il valore standard del 4 per mille. L’importo dovuto è il 40 per cento della differenza tra questi due valori.

 

La soglia minima Ovviamente l’esborso sarà tanto maggiore quanto più il Comune ha sfruttato i propri margini di manovra verso l’alto. Sono molti i capoluoghi di provincia in cui l’aliquota è stata portata al valore massimo del 6 per mille: tra essi Milano, Ancona, Frosinone, Perugia, Parma, Piacenza, Rieti, Napoli (quest’ultima sostiene di essere stata costretta a farlo per legge avendo aderito a un piano di riequilibrio finanziario, e sul punto ha già vinto al Tar una sospensiva relativamente a una questione connessa). In queste città la mini-Imu dovuta sarà di 67 euro se l’abitazione ha una rendita di 500 metri quadrati, di 134 con 1.000 di rendita, di 269 con 2.000. Insomma si potrà arrivare intorno ai 300 euro per un’abitazione di pregio, con rendita sopra i 2.000 euro.

 

Gli importi sono pari alla metà nelle città come ad esempio Roma, Bologna e Verona in cui l’aliquota si è fermata al 5 per mille. Ci sono poi anche situazioni intermedie in cui i Comuni hanno optato per il 5,5 per mille (come Avellino Foggia o Terni) o per valori ancora meno arrotondati: Teramo è al 4,6 per mille, Torino al 5,75, Genova al 5,8. Per le abitazioni di valore catastale molto basso c’è la possibilità che l’importo da versare sia minore di 12 euro, soglia sotto la quale la legge esclude il versamento.

 

Fonte: Il Messaggero