Bologna, Modena e Reggio sì alla grande Unindustria

assemblea confindustriaLa fusione tra gli industriali di Bologna, Modena e Reggio Emilia fa un altro, decisivo, passo in avanti. Ieri i tre direttivi provinciali, convocati in contemporanea, hanno dato il loro ok a stringere sulla trattativa. In via San Domenico il presidente Alberto Vacchi ha incassato il voto all’unanimità. A dare la sua benedizione anche Gaetano Maccaferri, vicepresidente nazionale di Confindustria, che a sorpresa ha partecipato alla riunione.

L’intera via Emilia dà quindi il suo via libera al progetto di fusione. Nelle stesse ore infatti – è questa l’altra novità – anche i due “parlamentini” di Modena e Reggio Emilia hanno portato al voto la stessa delibera sulle “linee guida” della fusione. Ora la palla passa nelle mani dei tre presidenti provinciali, oltre a Vacchi il modenese Pietro Ferrari e il reggiano Stefano Landi, che nei prossimi mesi dovranno perfezionare, e poi chiudere, l’accordo.

Sulla carta si punta a inaugurare la nuova Unindustria Emilia nel giro di qualche anno, ma i tempi potrebbero accorciarsi. Dopo l’intesa, servirà il voto delle tre rispettive assemblee dei soci per chiudere le trattative e unire in matrimonio le tre più importanti associazioni degli imprenditori lungo la via Emilia.

Vacchi ieri ha incassato un voto decisivo, per di più all’unanimità. I dissidi, se ci sono, per ora infatti restano sottotraccia. Dopo un veloce giro di interventi, tra cui Maccaferri, il cui peso nella riunione è aumentato dalsuo ruolo di vice presidente nazionale di Confindustria, c’è stata l’attesa votazione (una quarantina gli imprenditori bolognesi presenti). Il tutto si è risolto nel giro di un paio d’ore. Se tutto nei prossimi mesi filerà liscio, nascerà una maxi “Confindustria dei piccoli” composta da 4.200 aziende, oltre la metà delle quali legate al settore meccanico (solo la milanese Assolombarda avrebbe più imprenditori associati).