Confcommercio smentisce Saccomanni, pressione fiscale record

saccomanni1Confcommercio smentisce Saccomanni. Dopo che ieri il ministro dell’economia ha previsto per quest’anno una diminuzione della tasse, oggi il centro studi della confederazione ha lanciato un allarme: nel 2013 la pressione fiscale è salita al 44,3% toccando un nuovo livello record e nel 2014 resterà ben oltre il 44% lasciando la riduzione delle tasse solo un’illusione.

 

“Uno scenario”, sostiene Confcommercio, “che, per riavviare il processo di crescita, richiede più coraggio e più incisività nei tagli alla spesa pubblica e, soprattutto, politiche fiscali dal lato dell’offerta, a cominciare da un’incisiva riduzione degli oneri fiscali che gravano sui fattori produttivi, primo fra tutti il lavoro”. La riduzione del carico fiscale deve quindi essere l’obiettivo prioritario e irrinunciabile dell’azione di governo nel prossimo futuro.

 

“Non spostare o rimodulare, ma ridurre, semplicemente ridurre in modo certo, progressivo e sostenibile la pressione fiscale è l’esigenza fondamentale di lavoratori, imprese, pensionati. È il solo modo, questo”, secondo i commercianti, “per rilanciare le forze produttive vitali, ben presenti nel nostro Paese”. Ieri Saccomanni ha garantito che quello appena iniziato sarà l’anno della svolta per l’economia italiana, nel quale si potrà anche assistere a un calo delle tasse.

 

“Nel prossimo triennio le tasse si ridurranno di ben 9 miliardi, con un calo graduale anno per anno. E’ un impegno che ho preso, con l’Europa e con gli italiani, e che oggi rilancio”, ha affermato il titolare del Tesoro spiegando che le risorse si troveranno “dalla spending review e dal provvedimento sul rientro dei capitali, che vareremo all’inizio di febbraio”. Non solo, le misure saranno finanziate anche dal recupero dell’evasione fiscale, che quest’anno sarà intensificata.

 

Tornando alla pressione fiscale rilevata da Confcommercio nel 2013, il prelievo sotto forma di imposte e contributi previdenziali è aumentato di circa 1,6 miliardi di euro rispetto al 2012 e, nello stesso arco di tempo, il pil nominale ha subito una flessione di oltre 8,7 miliardi. Di conseguenza, il rapporto aritmetico che esprime la pressione fiscale è salito al 44,3%, tre decimi di punto in più rispetto al livello del 44% circa raggiunto l’anno prima.

 

Nel 2013 non è quindi stato avviato un percorso di riduzione della pressione fiscale e si è assistito, invece, a parziali effetti redistributivi che modificano il mix del gettito tra le diverse categorie di contribuenti. “Pertanto”, ha spiegato il centro studi, “invece che di riduzione delle tasse si dovrebbe più correttamente parlare di incremento assoluto delle tasse, nonché di incremento del carico fiscale in proporzione al pil”.

 

“La previsione governativa della pressione fiscale nel 2014 al 44,2% è compatibile con una crescita del pil reale dell’1%, un tasso di variazione che nelle attuali condizioni economiche del Paese non sarà facile raggiungere”, ha quindi concluso Confcommercio ritenendo soltanto illusoria la riduzione stimata dall’esecutivo con una pressione fiscale che invece si manterrà oltre il 44,2%.