Da vendita di Poste ed Enav previsti ricavi per circa 6 miliardi

Poste_italianeUn bottino da 6 miliardi di euro che andrà tutto a riduzione del debito pubblico.

È questo l’obiettivo che si pone il governo con le privatizzazioni di Poste e Enav (ente nazionale assistenza al volo), alle quali ha dato formalmente il via ieri con il varo di due decreti. In entrambi i casi verranno cedute solo quote di minoranza: il 40% per Poste e il 49% per Enav. Il controllo delle due società quindi rimarrà in mano pubblica.

 

I provvedimenti varati ieri stabiliscono i criteri di privatizzazione, un passaggio formale indispensabile per poter avviare l’individuazione degli intermediari che faranno da advisor. Ci vorranno tra i 5 e i sei mesi per collocare effettivamente le azioni sul mercato. Cosa che potrebbe avvenire prima della fine dell’estate. Comunque «entro il 2014», ha sottolineato il premier Letta. Il governo ha tenuto a chiarire che la cifra di 6 miliardi per ora è solo indicativa. Poste e Enav, infatti, non sono quotate in Borsa, per cui adesso bisognerà procedere alla valutazione precisa. Secondo recenti stime però – ha spiegato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – «le Poste valgono tra i 10 e 12 miliardi, per cui il 40% significa tra i 4 e i 4,8 miliardi di euro». Il valore dell’Enav dovrebbe essere compreso in una forchetta di 1,8-2 miliardi di euro. In questo caso, quindi, con la cessione del 49% il Tesoro potrebbe incassare «all’incirca un miliardo». Gli obiettivi del governo, comunque, vanno ben oltre Poste e Enav. Ieri sia Letta che Saccomanni hanno ribadito che si tratta solo dell’inizio: nell’arco di due anni il governo dismetterà quote di altre società pubbliche o a partecipazione pubblica. Nel dossier del governo ci sono sette società: Stm, Sace, Fincantieri, Cdp Reti, Tag, Grandi Stazioni e il 3% di Eni.

 

CORSIE PREFERENZIALI

Così come fatto in passato con altre privatizzazioni, anche i 145.000 dipendenti delle Poste potranno acquistare azioni con un percorso privilegiato. Il decreto prevede che per i dipendenti «potranno essere previste forme di incentivazione, tenuto conto anche della prassi di mercato e di precedenti operazioni di privatizzazione, in termini di quote dell’offerta riservate (tranche dell’offerta riservata e lotti minimi garantiti) e/o di prezzo (ad esempio, bonus share maggiorata rispetto al pubblico indistinto) e/o di modalità di finanziamento». Nel caso di Eni 1 fu assegnata un’azione gratuita per ogni 10 acquistate e mantenute per un anno dopo l’offerta. Con Eni 2 e Eni 3, oltre al bonus-share (azione-premio sempre nel rapporto 1 a 10) si aggiunse anche uno sconto (rispettivamente 0,5% e 1%).

 

Il collocamento «di una quota, non superiore al 40%, che potrà essere effettuata anche in più fasi» avverrà attraverso un’Ipo (initial pubblic offering) imperniata sulla cessione di azioni al pubblico (Opv), «risparmiatori e/o investitori istituzionali italiani e internazionali».

 

OPERAZIONE IN PIÙ FASI

Sia per Poste che per Enav il ministero dell’Economia non esclude la possibilità di un collocamento in più fasi. Per quanto riguarda il 49% di Enav, in particolare, lo schema di decreto prevede che possa avvenire non solo attraverso un’offerta pubblica di vendita (così come previsto per Poste) ma anche «congiuntamente» attraverso «trattativa diretta da realizzare attraverso procedure competitive e comunque assicurando che non insorgano situazioni di conflitti di interessi». La delibera del Consiglio dei Ministri – precisa il comunicato – «prevede comunque l’offerta pubblica quale percorso prioritario da perseguire, in presenza di un adeguato contesto di mercato». Anche per i dipendenti Enav sono previsti «incentivi» all’acquisto di azioni della società in cui lavorano.

 

Prima dell’emanazione definitiva dei decreti, servirà il parere (obbligatorio ma non vincolante) delle competenti commissioni parlamentari. Nel frattempo «gli uffici del Mef al fine di accelerare le procedure di cessione, procederanno alla selezione dei propri advisor».

 

Fonte: Il Messaggero