Fmi: il mondo ricomincia a crescere ma nel 2014 l’Italia faticherà ancora

lagardeAccelera la ripresa dell’economia mondiale con un Pil globale che dopo il +3,0% dello scorso anno, nel 2014 dovrebbe salire del 3,7% per poi crescere ancora l’anno successivo del 3,9%. È la stima fornita dal Fondo Monetario Internazionale nell’aggiornamento del World Economic Outlook, diffuso oggi. Secondo gli economisti di Washington nel 2014 l’Italia dovrebbe registrare una crescita di appena lo 0,6%, il livello più basso fra tutte le economie avanzate. Un ritocco al ribasso del Pil: si tratta peraltro, sempre fra le economie avanzate, dell’unica revisione in senso peggiorativo delle previsioni dell’ottobre scorso. Al contrario, il Fondo riscrive al rialzo la maggior parte delle stime, con veri e propri «balzi» come quello previsto per la Gran Bretagna che nel 2014 dovrebbe vedere la propria economia crescere del 2,4%, contro il +1,8% di tre mesi fa. Il dato 2014 dell’Italia è in un certo senso compensato dalla simile revisione al rialzo (+0,1%) della stima per il prossimo anno, quando la ripresa nel nostro paese dovrebbe accelerare con un Pil in crescita dell’1,1%.

Il Sud Europa «continua a essere la parte dell’economia mondiale più preoccupante. prevediamo per il 2014 una crescita positiva, ma la crescita è fragile» dice il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, sottolineando che se da un lato le esportazioni sono forti dall’altro la domanda interna è debole e risente del legame fra attività debole, banche deboli, società deboli e la necessità di risanamento di bilancio. «Una crescita sostenuta richiederà la rottura di questi legami e l’appoggiarsi più sulla domanda esterna e interna».

Nelle economie avanzate tra i nuovi rischi che gravano sull’attività economica c’e’ quello legato ad una inflazione molto bassa, «specialmente nell’Eurozona», scrive il Fondo monetario internazionale. Una inflazione destinata a rimanere molto bassa per diverso tempo alimenta a sua volta aspettative al ribasso sull’inflazione stessa, spiega il Fondo. Nei fatti, gli operatori economici di fronte a prezzi più bassi di quelli attesi, potrebbero dunque rimandare le decisioni di spesa, consumi e investimenti, convinti di poter spuntare prezzi ancora più bassi in futuro, questo potrebbe determinare uno shock sull’attività economica.

 

Sul fronte italiano, l’Abi ha certificato un nuovo record delle sofferenze lorde: a novembre 2013 hanno sfiorato i 150 miliardi (149,6 miliardi), 2,3 miliardi in più’ rispetto ad ottobre 2013 e circa 27,7 miliardi in più’ rispetto a novembre 2012, segnando un incremento annuo di quasi il 22,8%. In rapporto agli impieghi le sofferenze risultano pari al 7,8% a novembre 2013 (6,1% un anno prima; 2,8% a fine 2007, prima dell’inizio della crisi), valore che raggiunge il 13,6% per i piccoli operatori economici (11,4% a novembre 2012), il 12,6% per le imprese (9,3% un anno prima) ed il 6,3% per le famiglie consumatrici (5,5% a novembre 2012). Con riguardo alle sofferenze al netto delle svalutazioni, a novembre 2013 sono risultate pari a circa 75,6 miliardi di euro, circa 1,9 miliardi in più’ rispetto al mese precedente e circa 12,9 in più’ miliardi rispetto a novembre 2012 (+20,5% l’incremento annuo). Il rapporto sofferenze nette/impieghi totali si è collocato al 4,08% (3,99% ad ottobre 2013 e 3,26% a novembre 2012). Le sofferenze nette ammontano infatti a 75,6%.