Crisi: al Nord ricorso piu’ alto a Cig, top in Lombardia

cigAnche in questo inizio di 2014 le regioni del nord registrano il ricorso piu’ alto alla cassa integrazione. Per quanto riguarda i settori si conferma al primo posto la meccanica, seguita dall’edilizia.

 

REGIONI

Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cig autorizzate a gennaio c’e’ la Lombardia con 20.955.856 che corrispondono a 113.891 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 9.261.975 ore di cig autorizzate per 50.337 lavoratori e il Veneto con 7.846.340 ore per 42.643 persone. Nelle regioni del centro prima e’ il Lazio con 7.901.107 ore che coinvolgono 42.941 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno e’ la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 5.122.478 ore per 27.840 lavoratori.

SETTORI

Invariata anche la situazione nei settori. Nella meccanica si e’ totalizzato a gennaio il ricorso piu’ alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate lo scorso mese, la meccanica pesa per 29.201.982, coinvolgendo 158.706 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore dell’edilizia con 9.912.596 ore di cig autorizzate per 53.873 lavoratori coinvolti, subito dopo il commercio che registra 8.512.579 ore e 46.264 lavoratori investiti.

OCCUPAZIONE E LAVORATORI IN CIG

A gennaio, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioe’ al 50% del tempo lavorabile globale (2 settimane), sono coinvolti 884.392 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 5 settimane lavorative, si determina un’assenza completa  dall’attivita’ produttiva per 442.196 lavoratori, di cui 238 mila in cigs e 74 mila in cigd. Continua cosi’ a calare il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio cig della Cgil si segnala come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 311 milioni di euro al netto delle tasse, pari ad una riduzione del salario di 700 euro per ogni singolo lavoratore