Crisi: in Emilia Romagna nessuna inversione di tendenza

crisi“Nel mese di gennaio 2014, in Emilia Romagna, sono già state utilizzate 5,8 milioni di ore di cassa integrazione alle quali vanno aggiunte circa 2 milioni di ore di cassa integrazione in deroga, non ancora autorizzate in quanto dovevano ancora essere emanati i decreti attuativi della copertura finanziaria da parte del governo”. A sottolinearlo è la Cgil dell’Emilia Romagna, che analizza i dati sulla cig del mese di gennaio 2014.

 

“Mentre si riscontra un calo del ricorso alla cassa integrazione ordinaria, assistiamo ad un incremento notevole (1 milione di ore) della cassa straordinaria: ciò significa – spiega in una nota Antonio Mattioli, responsabile politiche contrattuali della segreteria Cgil Emilia Romagna – che sempre più si parla di un ridimensionamento strutturale del sistema produttivo e dei livelli occupazionali nella nostra regione. La ripresa delle esportazioni, i cui livelli sono tornati ad essere come quelli del periodo precedente alla crisi, non ha prodotto alcun effetto positivo sull’occupazione: in realtà la contrazione della domanda interna e l’assenza di investimenti negli ultimi 7 anni per rinnovare ed innovare prodotti e cicli produttivi ha vanificato il risultato positivo delle esportazioni”.

 

A questo si aggiunge “una deindustrializzazione del nostro territorio attuata con diverse delocalizzazioni e con la destrutturazione dei cicli produttivi, che nei fatti produce un impoverimento professionale e sulla qualità dei prodotti che rischia di rendere irreversibile questa crisi. Per queste ragioni, oltre al rifinanziamento degli ammortizzatori (insufficiente quello previsto dalla legge di stabilità), assolutamente necessario per evitare che decine di migliaia di famiglie della nostra regione restino senza reddito, è inderogabile – conclude Mattioli – un intervento strutturale che rilanci il lavoro e un piano pubblico-privato di politiche i ndustriali ed economiche di questo paese in grado di produrre una reale inversione di tendenza che produca effetti positivi sull’occupazione.”