Il mercato dell’energia e le imprese, un rapporto complicato

energiaIl caro-energia è un tema di strettissima attualità anche per il sistema industriale. E in un’economia di crisi come quella che stiamo vivendo è il primo aspetto che un’impresa dovrebbe poter controllare. Eppure, salvo rare eccezioni, le imprese italiane si ritrovano a dover scontare una storica iattura: le forniture energetiche hanno un costo assai più elevato rispetto agli altri grandi Paesi europei, e lo svantaggio energetico si tramuta spesso in un gap di competitività.

 

In questo panorama anche le aziende modenesi hanno i loro problemi. La nostra provincia è seconda in Italia per consumi di gas naturale (ministero dello Sviluppo Economico su dati Snam) e prima in Regione per consumi di energia elettrica ad uso industriale (dati Terna): il costo dell’energia, quindi, è una voce che ha un certo impatto sui bilanci economici aziendali e di conseguenza su tutta l’economia locale.

 

A ciò si aggiunga che il differenziale tra i prezzi dell’energia elettrica in Italia e i prezzi sui mercati internazionali risulta ancora in svantaggio per noi del 30 per cento. Tra oneri fiscali e parafiscali si arriva poi a un aggravio complessivo che nella bolletta di un’azienda pesa per circa il 50 per cento.

 

Insomma, la situazione energetica del Paese e quella del distretto industriale modenese in particolare impongono un cambio di passo. Ed è per questo che il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari ha deciso di organizzare un convegno con i più alti responsabili della materia energetica in Confindustria. Per capire quali e quante azioni sono state messe in campo nei confronti del Governo e delle autorità competenti, si terrà il convegno “I mercati dell’energia. Il quadro di riferimento e le prospettive”. Martedì 25 febbraio alle ore 17.30 presso l’auditorium Fini interverranno il vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina, a cui il presidente Giorgio Squinzi ha affidato la delega per l’Energia, e vicedirettore politiche per lo Sviluppo, energia e ambiente di Confindustria Massimo Beccarello.

 

Oltre ai problemi storici e strutturali c’è però un’altra tegola che si sta per abbattere sul sistema energetico nazionale. Di recente è stata firmata da parte dei ministri dell’Ambiente dell’Unione europea la riduzione delle emissioni in atmosfera di gas clima-alteranti del 40 per cento entro il 2030. L’impegno, senza indicare né politiche né misure, pone le imprese in una situazione di vero salto nel buio. Con il convegno del 25 febbraio Aurelio Regina e Massimo Beccarello porteranno le ultime novità emerse dal faccia a faccia avuto lo scorso 6 febbraio con il Commissario europeo per l’azione per il clima Connie Hedegaard.

 

 

 

«Abbiamo qualche perplessità sulle recenti comunicazioni della Commissione europea», afferma Aurelio Regina. «L’assunzione di impegni vincolanti in materia di lotta ai cambiamenti climatici, soprattutto senza una preventiva verifica degli impegni che saranno adottati dagli Stati Uniti e dalle economie emergenti, è un’operazione rischiosa».

 

«Questi impegni», continua Regina, «potrebbero generare incentivi distorsivi e ripercuotersi, ancora una volta, sul costo dell’energia elettrica e del gas naturale. L’economia italiana ha dimostrato di avere una forte leadership manifatturiera, che deve essere rafforzata all’interno di una visione di politica industriale in grado di favorire le sinergie e le interdipendenze tra i settori di base e quelli della green economy».

 

Sul fronte dell’approvvigionamento energetico, insomma, si gioca il presente e il futuro dell’industria italiana. Nessuna vera ripresa senza una seria politica energetica. «Un intervento tempestivo permetterebbe a molte Pmi di evitare l’ennesimo bilancio in rosso e di sopravvivere. Faciliterebbe le grandi imprese nella decisione di rimanere a produrre in Italia piuttosto che andarsene. Invece qui si continua a temporeggiare, ma il tempo è scaduto».