Confcommercio, consumi fermi

crisiconsumiConfcommercio apre al governo Renzi, ma frena da i facili ottimismo. “Se a maggio saranno erogate risorse per 12 miliardi netti alle famiglie (anche tramite le imprese) il Pil potrebbe crescere di un ulteriore 0,3%” dice l’associazione dei commercianti pronta a rivedere le stime sul Pil in rialzo fino allo 0,8%. Sulla stessa lunghezza d’onda anche in consumi: per ora fermi al palo a pronti a crescere fino all’1%.

 

“Nonostante le prime misure annunciate dal governo nei giorni scorsi vadano nella giusta direzione non c’è spazio per il facile ottimismo – dice il presidente Carlo Sangalli – bisogna detassare anche le partita Iva. Sarà un anno di transizione in cui il paese è debole e va scongiurato il pericolo di una grave ricaduta”.

 

Confcommercio chiede con forza il taglio della spesa regionale che oggi ha un eccesso quantificabile in 82,3 miliardi di euro: in testa la Sicilia con 13,8 miliardi e, a seguire, Lazio (11,1 miliardi) e Campania (10,7 miliardi). Dallo studio emerge quindi che il 43,3% delle inefficienze è attribuibile a Sicilia, Campania e Lazio.

 

A preoccupare l’associazione sono gli incrementi di spesa pubblica che non producono impatti significativamente positivi tanto che la crescita del Pil, tra il 1996 e lo scorso anno, appare – secondo la Confcommercio – decisamente modesta, la peggiore come risultati e con forme di inefficienza pressochè simili a quelle di Giappone e Grecia.

 

In uno studio, diffuso al Forum di Cernobbio, si evidenzia

 

che Paesi scandinavi come Svezia e Finlandia e del Nord-Europa, come Germania, Austria, Olanda, hanno probabilmente tagliato la parte improduttiva di spesa pubblica (fino a 8 punti percentuali nel periodo) razionalizzando le risorse e hanno sperimentato tassi cumulati di crescita, da tre a sei volte superiori a quello dell’Italia (+9,5% nel periodo).

 

Altri paesi, come Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Spagna, con all’incirca lo stesso incremento cumulato della spesa pubblica in rapporto al Pil dell’Italia (poco più del 5% nel periodo), hanno realizzato anch’essi tassi cumulati di crescita da tre a sei volte superiori quello italiano.

 

Fonte: Repubblica