Debiti Pa, si parte da 5,2miliardi

governorenziPer ora, nero su bianco, stando alla bozza provvisoria del disegno di legge, per pagare i debiti della Pa ci sono 5,5 miliardi di euro aggiuntivi rispetto ai 47 miliardi stanziati dai precedenti governi (23 già pagati). Il testo accompagna alcune misure con cifre, per altro ancora oggetto di valutazione e dunque modificabili. In altri casi – vedi l’ allentamento del Patto di stabilità interno – è tutto ancora da stabilire. Solo stime ufficiose, poi, su quanto potrà essere sbloccato dalla cessione dei crediti a banche e Cassa depositi e prestiti. L’ intero piano, che per il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani sarebbe stato meglio condurre con un decreto legge, non sarà comunque breve come ci si attendeva. Ieri il premier ha già corretto il tiro, parlando di una conclusione non più entro luglio ma entro il 21 settembre. Le risorse La relazione illustrativa indica un incremento di 2,5 miliardi per il 2014 del Fondo per la liquidità dei pagamenti da parte di Regioni ed enti locali già previsto dal governo Monti ed ora esteso a debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2013. Di questa dote 600 milioni andranno alle Regioni con piani di rientro nella sanità. Arriva anche una dote per i debiti delle società partecipate, quantificata (stavolta solo dalla relazione tecnica) in 1 miliardo. Al ripiano dei debiti dei ministeri sono invece assegnati 800 milioni, dei quali 200 destinati all’ Interno. Al conto vanno aggiunti 770 milioni per incrementare le risorse già previste per i debiti sanitari al 31 dicembre 2012. Infine, 150 milioni per il Fondo a copertura degli oneri determinati dal rilascio della garanzia dello Stato sul meccanismo banche-Cdp. In totale si arriva a 5,2 miliardi ai quali si aggiungono 300 milioni per il pagamento di debiti dei Comuni in dissesto finanziario, per i quali si provvede però riducendo stanziamenti di precedenti provvedimenti.

Non sono ancora presenti cifre sull’ allentamento del Patto di stabilità, importante anche per sbloccare debiti di parte capitale (investimenti). L’ articolo 15 dispone per il 2014 l’ esclusione per Regioni e province autonome dai vincoli del Patto dei debiti maturati al 2013 per i quali è stata emessa fattura o anche di quelli fuori bilancio che presentavano i requisiti per il riconoscimento al 31/12/2013. Inoltre, prevede l’ attribuzione di ulteriori spazi finanziari, «da attribuire entro il 15 aprile», per gli enti locali alle prese con debiti più vecchi (al 31 dicembre 2012). Infine, scatterà l’ esclusione dal Patto anche per enti locali che sostengono pagamenti nel corso del 2014 per debiti in conto capitale maturati al 2013. In tutti e tre i casi, non è ancora stabilità la somma da utilizzare. Il piano del governo va comunque oltre e vengono riposte molte speranze nella cessione dei crediti con modalità pro-soluto alle banche, con la possibilità per quest’ ultime di una cessione ulteriore alla Cdp che ristruttura su tempi più lunghi i debiti delle Pa. In questo caso non ci sono che stime ufficiose che parlano di una possibile adesione delle imprese per 20-25 miliardi di parte corrente. Tuttavia la Cdp deciderà in autonomia il plafond annuale di intervento, che probabilmente sarà fissato tra 3 e 5 miliardi. Il punto di partenza è la garanzia statale sui debiti al 2013 che vengono ceduti (in caso di escussione, lo Stato può rivalersi sugli enti debitori). È necessario che i crediti siano certificati e per farlo l’ amministrazione avrà 30 giorni dalla richiesta, altrimenti dovrà contestare. Se la Pa resta inadempiente ci saranno le sanzioni per i dirigenti già previste (senza efficacia finora) dal Dl 35/2013, e altre per l’ ente da definire con decreto attuativo.

Previste anche norme per obbligare le Regioni che ancora non l’ hanno fatto a richiedere gli anticipi disponibili. Il Ddl allarga inoltre le compensazioni tra debiti da accertamento e crediti commerciali, trasformandole in permanenti, e quelle per le somme iscritte a ruolo spostando il termine relativo alle cartelle notificate dal 31/12/2012/ al 30/9/2013. Il monitoraggio Diverse le disposizioni, in attesa che diventi operativa la fatturazione elettronica, per evitare che si accumulino ritardi. Obbligo di protocollare le fatture dal 1° luglio 2014 e di allegare al bilancio dell’ ente un prospetto su pagamenti e tempi medi. Stop alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo per chi sfora, ma con l’ esclusione degli enti del Servizio sanitario nazionale. Inoltre, la riduzione degli obiettivi del Patto si applicherà solo a chi risulta rispettoso delle scadenze. Colpisce però il “concetto” di ritardo: il Ddl parla di ritardi medi superiori a 60 giorni nel 2014 e a 30 giorni a decorrere dal 2015, rispetto a quanto dispone la normativa (ovvero 30 giorni limite). In pratica, nel 2014, sarebbero “tollerabili” ritardi fino a 90 giorni: una norma, a prima lettura, che potrebbe indispettire la Commissione europea che ha in corso una pre-procedura d’ infrazione.

L’ ultimo articolo dispone invece due opzioni per ristrutturare il debito delle Regioni, che potranno allungare le scadenze dei mutui fino a 30 anni, con una riduzione della rata annua di circa 164 milioni l’ anno.

Fonte: Il Sole 24ore