“Il taglio dell’Irpef può aumentare la crescita dello 0,4%”

governoRenzigrenL’economia italiana e i consumi torneranno a crescere dopo il taglio dell’Irpef da 10 miliardi? Il domandone da quiz non trova impreparati economisti e analisti all’indomani dell’annuncio del premier Matteo Renzi, che da maggio gli italiani con i redditi più bassi (sotto i 25 mila euro l’anno) si troveranno in busta paga 80 euro in più al mese (mille euro netti l’anno). Al di là dei fini tele-propagandistici e dell’ovvio calcolo politico di presentare una misura «di sinistra» proprio con l’avvicinarsi delle elezioni europee, l’opinione condivisa degli esperti, interpellati da La Stampa, è che ci saranno benefici concreti. Anche se li vedremo non prima di fine anno. Il Pil potrebbe aumentare in media dello 0,4% e dei 10 miliardi del taglio dell’Irpef, la regina delle imposte sulle persone fisiche, almeno 5-6 miliardi verranno spesi dalle famiglie nei consumi. Il resto finirà «sotto il materasso» o sul conto in banca come risparmi.

Aspettando la crescita

«La riduzione dell’Irpef concentrata sui contribuenti delle fasce di reddito più basse – spiega Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma – è una scelta giusta perché sono le famiglie che hanno la propensione al consumo più alta». E anche quelle più in difficoltà: secondo l’Istat il 31,2% degli italiani usano i risparmi e contraggono debiti per arrivare a fine mese. Se non ci saranno forti aumenti dei tassi di interessi ed effetti negativi sulla finanza pubblica, premette l’economista di Nomisma, «i 5-6 miliardi di maggiori spese di questi consumatori potrebbero accrescere il Pil anche di uno 0,3% nel 2014, quando la riduzione Irpef è di 6,6 miliardi».

Secondo Filippo Diodovich, market strategist di Ig, la manovra sull’Irpef si tradurrà «in un aumento dello 0,4% del Pil e ne trarrà vantaggio anche Piazza Affari che, salvo crolli di Wall Street, andrà bene. Ma per lo strategist di Ig c’è un’incognita che incombe sulla crescita: «È il nostro export che ora sta soffrendo molto a causa della fragilità della valuta americana che rende sempre più difficili le vendite delle imprese italiane all’estero». Ora il cambio euro/dollaro è arrivato a un passo da quota 1,40.

Stefania Tomasini, responsabile Prometeia di analisi e previsioni per l’economia italiana cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno: «In base ai dati di Banca d’Italia, le famiglie che guadagnano fino a 15mila euro l’anno hanno una propensione al consumo forte: spendono più di quello che guadagnano. Quindi volendo essere ottimisti si può ipotizzare un aumento del Pil dello 0,6%, Ma non subito, ci vorrà più di un anno. Ed effetti positivi ci saranno anche sul lavoro: la disoccupazione che stimiamo attorno al 13% potrebbe rallentare verso fine anno».

Consumi avanti piano

I guru del commercio danno per assodato che l’era del turbo-consumismo, dei carrelli strapieni, è finita da un pezzo. Almeno da cinque anni. Lo scorso anno i consumi sono calati del 2,6% rispetto al 2012 e del 7,6% rispetto al 2007. Secondo Nomisma , grazie al taglio dell’Irpef i consumi potrebbero rialzare la testa almeno di uno 0,4%. Ma si tratterà, pur sempre, di un consumismo slow: pochi sprechi e tanta selezione negli acquisti. «È logico pensare – osserva l’esperta di Prometeia – che una fetta di quei 5-6 miliardi serviranno alle famiglie per le spese obbligate, cioè per l’affitto della casa e per le bollette di luce, gas e riscaldamento». Una tipologia di spesa che, secondo l’Istat, ha rappresentato nel 2013 il 24% del totale della torta dei consumi italiani e che vale 228 miliardi su un totale che sfiora i mille miliardi.

Poi toccherà alle spese per trasporti (12,4% del totale dei consumi) e soprattutto ai generi alimentari (14,5%). Secondo Grégoire Kaufman, direttore commerciale di Carrefour Italia, «nella grande distribuzione i clienti potrebbero aumentare un po’ le spese nell’abbigliamento, ma soprattutto nell’alimentare. In particolare nel pesce fresco, negli alcolici e negli snack dolci e salati». Una sorpresa, sostengono Nomisma e Prometeia, potrebbe arrivare poi dai beni durevoli, in calo da molti anni. Una parte di questi soldi in più potrebbe essere usata dagli italiani per cambiare la lavatrice, il frigorifero o comprare a rate una moto o un’auto.

Incognite

Il rebus più complicato che preoccupa economisti e analisti è: ma da dove prenderà i soldi il governo per finanziare i 10 miliardi del taglio dell’Irpef? Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto genericamente che a regime la copertura finanziaria verrà solo da tagli di spesa. Come ha ribadito in una nota ieri l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo c’è da tener conto della spending review (3 miliardi considerati fattibili da Cottarelli) e del risparmio sulla spesa per interessi (2,5 miliardi). E per il resto? Va considerato l’aumento del deficit pubblico dal 2,6 al 3,0%? Finchè non ci sarà chiarezza su dove prendere i soldi, concludono gli esperti, non ci sarà la fiducia né dell’Europa, che continua a bacchettare il governo né degli italiani., che avranno paura di consumare. Col rischio che i benefici tanto attesi finiscano per perdersi in un bicchier d’acqua.

 

Fonte: La Stampa