La Bce non tocca i tassi: minimo storico dello 0,25%

draghiLa Bce ha lasciato, come previsto, invariato il ‘refi’, il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, al minimo storico dello 0,25%. Fermi anche il tasso sui depositi a quota zero e il tasso marginale allo 0,75%%. La decisione, largamente attesa dai mercati, è stata presa nel corso della riunione del consiglio direttivo. L’ultimo taglio deciso dalla Bce è del novembre scorso, quando il tasso di riferimento è stato abbassato di un quarto di punto al livello attuale che rappresenta un minimo storico per l’eurozona. I tasso sui prestiti marginali viene ugualmente confermato allo 0,75% e quello sui depositi overnight delle banche presso la Bce viene confermato a zero.

 

Insomma Francoforte non cambia direzione e il numero uno, Mario Draghi ribadisce: “L’inflazione non preoccupa, i tassi resteranno a questi livelli o più bassi ancora a lungo, ma i dati mostrano segnali di moderata ripresa e anche se la disoccupazione resta troppo elevata, i rischi per l’economia sono al ribasso. E le banche zombie non prestano soldi, i controlli saranno rigorosi”.

 

D’altra parte gli economisti di Intesa Sanpaolo, in un report di stamane, indicavano che “i dati pubblicati fino ad oggi suggeriscono che la ripresa del ciclo area euro prosegue, sia pure a ritmo modesto, e vanno nella direzione di tassi Bce invariati”. Francoforte – però – “è pronta a prendere

ulteriori, decisive misure” se saranno necessarie.

 

Insomma, la situazione del Vecchio

 

continente volge al sereno, al punto da spingere la Bce a rivedere al rialzo le stime di crescita dell’Eurozona, portandole a 1,2% per il 2014, a 1,5% per il 2015 e 1,8% per l’anno successivo. Le stime di tre mesi fa indicavano un Pil in crescita all’1,1% quest’anno e all’1,5% il prossimo. Largamente sotto l’obiettivo del 2% le stime sull’inflazione: sarà all’1% per il 2014, all’1,3% per l’anno prossimo e all’1,5% per il 2016. A calmierare i prezzi – sottolinea Draghi – ha contribuito il cambio dell’euro nei confronti delle altre valute.

 

Il presidente della Banca centrale europea, tuttavia, invita i governi a non abbassare la guardia: “I paesi dell’Eurozona hanno fatto progressi nella riduzione del deficit” che, a livello aggregato, è stato ridotto di 3,2 punti percentuali nel 2013 e appare destinato a calare di altri 2,7 punti percentuali nel 2014, laddove il debito pubblico aggregato dell’Eurozona sembra aver toccato il picco l’anno scorso e sembra quindi destinato a calare. Draghi chiede ai Paesi di non “fare marcia indietro” sugli sforzi di consolidamento fiscale e ad “applicare riforme strutturali che rendano più semplice fare affari e stimolino l’occupazione”.

 

 

Prima della Banca centrale europea, la Banca d’Inghilterra aveva deciso di lasciare invariati i tassi di riferimento allo 0,50%. Nessuna variazione neanche sul piano di riacquisto bond, confermato a 375 miliardi di sterline. Il livello dei tassi è il più basso dal marzo 2009 e si tratta del lasso di tempo più lungo di tassi invariati dagli anni Quaranta.