L’Economia in Emilia Romagna riparte

regioneL’economia emiliano-romagnola riparte con cautela. Il 2013 ha chiuso con la recessione a -1,5%, ma nel 2014 il Pil crescerà dell’1%. Accelerano le esportazioni, riprendono gli investimenti, ma restano pesanti i consumi. La disoccupazione salirà all’8,8%. E’ quanto emerge dall’edizione di marzo dello scenario di previsione macro-economica realizzato da Unioncamere Emilia-Romagna, in collaborazione con Prometeia.

Forse – prosegue la nota – la svolta tanto attesa è in arrivo. Le prospettive per l’economia dell’Emilia-Romagna appaiono soddisfacenti. La stima della flessione del Pil nel 2013 si amplia all’1,5% e la crescita attesa nel 2014 viene lievemente ridotta all’1%, ma si conferma l’uscita dalla recessione. Nel 2014 continueranno a tirare le esportazioni (+2,6%), ripartiranno gli investimenti, passando da una flessione del 2,9% del 2013 ad un aumento dell’1,8%.

I consumi, seppur in miglioramento, continueranno ad avere una dinamica deludente e da una contrazione del -2,2% registrata nel 2013 non andranno oltre un lieve aumento dello 0,4% nell’anno in corso. Sempre secondo la ricerca, la previsione del prodotto interno lordo si fonda su un quadro di riduzione dei rischi negativi, di ripresa della crescita mondiale e di diffusione della tendenza positiva tra i paesi dell’area dell’euro. La previsione del Fondo Monetario Internazionale dello scorso gennaio prospetta la crescita mondiale al 3,7%, nel 2014, derivante da un progresso delle economie avanzate del 2,2% e del 6,1% per i mercati emergenti e i paesi in sviluppo.

Nell’area dell’euro la crescita sarà dell’1,0% e diffusa, ma non omogenea, nei singoli paesi. In Germania il Pil salirà dell’1,6%, in Francia dell’1,0% e in Italia e Spagna dello 0,6%. Nel 2014 ci sarà ripresa per l’industria e per i servizi, con un aumento del valore aggiunto dell’1,5 e dell’1,2%, mentre per le costruzioni si arresterà la caduta, +0,1%. La ripresa del Pil non coinciderà con una contestuale dinamica positiva sul versante occupazionale.

Il tasso di attività scenderà dal 47,6 al 47,2%. Nel 2013 la recessione ha ridotto gli occupati dell’1,6%, che scenderanno ancora dello 0,4% nel 2014. Il tasso di disoccupazione, 2,9% nel 2007, dovrebbe salire dall’8,5 del 2013 all’8,8% nel 2014. Vi sono segnali di ripresa, tuttavia risultano ancora deboli e insufficienti – secondo Unioncamere-Prometeia – per produrre benefici sul mercato del lavoro.

Segnali che andrebbero sostenuti con riforme profonde e azioni concrete, volte a rilanciare la domanda interna, a ridurre la diseguaglianze e le possibili aree di esclusione sociale, a sostenere la competitività del sistema. Segnali che potrebbero diventare sempre più flebili se non si interverrà in tempi brevi