Mapei in Svizzera? Squinzi ci pensa

squinzi«Posso dire che anche questa mattina ho ricevuto delle offerte perché spostassimo il nostro head quarter nel Canton Ticino. Certo, se mi fanno aspettare cinque o sei anni per costruire il nostro head quarter qui a Milano è un’ idea che alla fine andrò ad accarezzare». Così parlò Giorgio Squinzi, ovvero il presidente nazionale di Confindustria e dunque, appunto, il simbolo dell’ imprenditoria nazionale. Il patron della Mapei ha dunque ulteriormente animato un pomeriggio già denso di chiacchericci nei salotti buoni della finanza tricolore, vedi le sorprendenti frasi di Mauro Moretti, e lo ha fatto in una cornice certo particolare: un colloquio pubblico, a Palazzo Lombardia, con Roberto Maroni, numero uno di una Regione che, per motivi non imputabili all’ esponente leghista, vive giornate alquanto movimentate.

Giorgio Squinzi è nato in provincia di Bergamo nel 1943, sei anni dopo che il padre Rodolfo aveva fondato l’ azienda poi artefice delle fortune di famiglia. E’ una delle principali multinazionali italiane, la Mapei, che come il nome suggerisce produce materiali adesivi per l’ edilizia, fatturando circa 2 miliardi di euro all’ anno. Una multinazionale attenta allo sport, ieri nel ciclismo e oggi nel calcio: pur tifosissimo del Milan, il patron ha legato il proprio nome al Sassuolo, portandolo sino alla massima serie. Lì, nel distretto ceramico ai piedi delle colline emiliane, Mapei vanta del resto storici partner; e, sotto le insegne dell’ Adesital, uno dei 63 stabilimenti produttivi che, sparsi per il mondo, servono ben 55mila clienti. Ma se da tempo la produzione è stata in parte delocalizzata, dalla Russia alla Turchia, diverso è il discorso del quartier generale.

Maroni, di suo, quella battuta sul trasferimento in Svizzera forse non se l’ aspettava. Già tante pmi padane sono fuggite, e in cambio l’ altra Lega, quella del Ticino, a inizio febbraio ha trainato alla vittoria il movimento referendario elvetico che vuole tirare il freno sui frontalieri. Ossia quelle persone che vivono in Italia e lavorano in Svizzera. Ci manca solo, insomma, che se ne vada pure Mapei. «Non ci pensare neanche», ha replicato, scherzando ma non troppo, il governatore. Squinzi, poi, lo ha rassicurato. Con un avvertimento, però: «Dobbiamo ricreare le condizioni perché le imprese lombarde non vadano all’ estero». Eh sì, sarebbe proprio ora.