Mille euro l’anno in più in busta paga

governoRenzig<Lasvoltabuona> per le buste paga dei lavoratori è rinviata a maggio. L’hashtag per ora non parla di fisco. «Per il primo aprile non je la famo» ha annunciato in un romanesco zoppicante Matteo Renzi. Ufficialmente perché non ci sono i tempi tecnici per aggiornare le buste paga già il mese prossimo. Anche se il vero motivo è che le coperture dovranno arrivare con il Def.

Al documento di programmazione economica, che il governo vorrebbe varare già tra una quindicina di giorni, spetterà infatti modificare le previsioni sulla spesa per interessi in calo grazie allo spread in discesa e innalzare un po’ l’attuale previsione del deficit al 2,6 verso il limite imposto dall’Europa del 3%, liberando così risorse per coprire il taglio delle tasse. Che però il premier ha annunciato solennemente in conferenza stampa, sciorinando un mare di numeri. Quello che più conta è 80, l’aumento medio mensile, pari a mille euro l’anno.

A beneficiarne in busta paga tra due mesi saranno circa 10 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati, leggi ex “Cococo”, che galleggiano entro la soglia dei 25 mila euro di reddito, più o meno 1500 mensili. I più stretti collaboratori economici del premier però assicurano che l’obiettivo è ancora più ambizioso: arrivare a quota cento, aggiungendo allo sgravio annunciato ieri i 20 euro di mini sconto fiscale, la famosa pizza, regalata a partire da aprile dal governo Letta con l’ultima legge di stabilità.

I benefici poi non saranno per tutti uguali. La fetta più grossa dei 10 miliardi su base annua, che scendono a 6,6 visto che ci sono da finanziare sgravi solo per otto mesi da maggio alla fine dell’anno, si concentreranno fino a 25 mila euro. Poi, come anticipato dallo stesso Renzi, ci sarà un “decalage” fino a quota 30mila, dove è ipotizzabile che lo sgravio non superi la quarantina di euro mensili. Alcune elaborazioni nelle mani dei suoi fedelissimi prevedono sconti fiscali concentrati soprattutto nella fascia più bassa, quella compresa tra gli 8mila (al di sotto non si paga Irpef) e i 15 mila euro, due milioni e seicentomila lavoratori, per i quali il bonus in busta paga potrebbe avvicinarsi ai 150 euro mensili. Circa la metà avranno i 3 milioni e 273 mila compresi tra 15 e 20 mila e meno ancora i 5 milioni e seicento che si avvicinano a quota 30 mila. In tutto 10 milioni di contribuenti .

Che non è detto ottengano lo sgravio con l’aumento delle detrazioni per il lavoro dipendente. Molto gettonato è anche il taglio dei contributi previdenziali. Nel caso dei lavoratori dipendenti l’attuale aliquota del 33% scenderebbe al 20 per i primi 7700 di retribuzione. Per un salario medio, hanno calcolato i tecnici, il cuneo fiscale si ridurrebbe di 4-5 punti. Naturalmente anche in questo caso il vantaggio sarebbe proporzionalmente maggiore per i salari più bassi e diminuirebbe con l’aumentare della retribuzione.

Il taglio dei contributi previdenziali sarebbe però preferibile rispetto all’aumento delle detrazioni Irpef perché porterebbe vantaggi anche agli incapienti. Quella platea di quasi mezzo milione di lavoratori che non arrivando a 8 mila euro non hanno Irpef da scontare.

Fonte: La Stampa