Renzi: “Uno choc all’economia. Rispondiamo a chi non ha impiego”

lavoroA questo punto Matteo Renzi lo sa. A forza di fare annunci impegnativi, in giro per il mondo ma soprattutto da noi cresce l’attesa per i primi provvedimenti del suo governo, destinati a diventare l’unico metro per “misurare” la nuova leadership. Proprio per questo motivo il presidente del Consiglio ha voluto spiegare ai suoi ministri cosa ha in mente. Lo ha fatto ieri mattina, entrando in Consiglio: «I fondamentali della nostra economia sono buoni, come confermano i dati più recenti dello spread e delle aste dei Bot, ma purtroppo i dati sulla disoccupazione sono terrificanti». E dunque, «dobbiamo dare uno choc all’economia italiana, dobbiamo andare fino in fondo con le riforme di cui l’Italia ha bisogno», «i mercati ci stanno osservando, stanno cercando di capire se facciamo sul serio».

Leader “digitale” sempre ansioso di stare dentro il dibattito-web e che ancora non si trova a suo agio nel Palazzo, Renzi durante il Consiglio dei ministri si è prodotto in uno dei suoi tweet, a commento dei dati Istat appena usciti: «La disoccupazione e’ al 12,9%. Cifra allucinante, la piu’ alta da 35 anni. Ecco perche’ il primo provvedimento sara’ il Jobs Act». Ecco il punto. Matteo Renzi sente crescere attorno a sé l’urgenza delle prime misure, anche se è ben consapevole che i provvedimenti-urto dovranno essere ben calibrati, credibili nelle coperture di spesa. Ecco perché si riserva ancora «due settimane per partire con il Jobs Act», come ha confermato durante la cerimonia di giuramento dei nuovi viceministri e sottosegretari: «Entro 15 giorni metteremo in campo la proposta sul lavoro, che è urgente e non perché ci viene chiesta dalle istituzioni internazionali, ma perché ci viene chiesta dal 12,9% dei disoccupati». Per il piano del lavoro di cui lui parla da mesi, per la prima volta Renzi ha chiamato in causa due ministri: «Lo Sviluppo economico e il Mef dovranno mettere in campo una proposta, che è molto urgente».

Dunque, il premier si riserva un arco di tempo che gli consenta di presentarsi, il 17 marzo a Berlino dalla cancelliera Merkel, con un piano per il lavoro che non sia un semplice libro dei sogni, ma che possibilmente abbia superato il primo barrage, quello del Consiglio dei ministri. Ma l’idea-forte, la vera novità che Renzi non ha ancora concettualizzato e che però rappresenta, nelle sue intenzioni, il salto di qualità rispetto al governo Letta è il cambio radicale di metodo: niente più interventi e micro-finanziamenti a pioggia o maxi-decreti omnibus, ma invece puntare tutto sulla concentrazione delle risorse, su pochi interventi-urto e di forte impatto.

Quali siano i suoi focus, Renzi lo aveva spiegato nei giorni scorsi in Parlamento e ai ministri ha ulteriormente dettagliato: oltre allo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione, al taglio del cuneo fiscale, anche interventi nell’edilizia, riduzioni nei costi per l’energia. Anche se poi, in serata, parlando con i sottosegretari, ha scandito un calendario, al solito molto preciso ed impegnativo: «Nel mese di aprile e maggio affronteremo i temi della pubblica amministrazione», «entro maggio faremo la riforma del fisco», «nel mese di giugno inizieremo il lavoro sulla giustizia», anche perché «il semestre Ue a guida italiana non deve essere quello in cui l’Italia prende la linea ma la dà all’Europa».

E poi congedandosi dai sottosegretari, li ha voluto investire con una di quelle frasi ad effetto che tanto piacciono al nuovo premier: «Vi auguro di essere all’altezza, è l’augurio che faccio a me stesso e che mi lascia inquieto, come è giusto per chi ha responsabilità così grandi. Il mio augurio è che tornando a casa proviate i brividi, un senso di vertigine e di preoccupazione per questa sfida a cui ci chiama il Paese».

Ora i vari dossier sono tutti sul tavolo del presidente del Consiglio, con tanto di costi e di possibili coperture. Un lavoro che ha visto impegnati i suoi più stretti collaboratori, e di cui ora sta al capo del governo decidere le priorità e questo è il principale enigma che circonda palazzo Chigi, al di là delle dichiarazioni del suo leader.

Fonte: La Stampa