Rete Tecnopoli Emilia-Romagna hub innovazione made in Ue

ricercaUna volta completata, la rete dei dieci Tecnopoli dell’Emilia Romagna è destinata a diventare un hub dell’innovazione industriale e una rampa di lancio per le imprese high-tech in Europa. Una “buona pratica” per la Commissione europea, che ha cofinanziato l’investimento complessivo di 241 milioni di euro con un ammontare di 94 milioni nel periodo 2007-2013. “Progetti come questo – spiega l’esecutivo comunitario – stanno aiutando l’Unione europea a diventare un’economia intelligente, sostenibile ed inclusiva per il 2020”. Regioni e progetti a livello locale per Bruxelles giocano un ruolo “chiave” nel perseguire gli obiettivi della strategia Ue per il 2020, per creare occupazione, sviluppare fonti di energia rinnovabile e aumentare la produttività. I dieci Tecnopoli, sparsi sul territorio dell’Emilia-Romagna, sono promossi dalla Regione assieme a Università di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Parma, Politecnico e Università Cattolica di Milano sede di Piacenza, Cnr, Enea, Istituto Ortopedico Rizzoli e enti locali dei diversi territori, con la collaborazione di 34 laboratori di ricerca industriale e undici centri d’innovazione.

 

I ricercatori previsti nei 132 programmi di ricerca del progetto sono almeno 1.600, alle prese con nuove tecnologie, incubatori di nuove imprese, strutture per il trasferimento tecnologico, sedi di ricerca delle aziende.

 

Ciascuno dei Tecnopoli è legato alle attività del distretto di riferimento: quello di Bologna dovrà concentrarsi sulle tecnologie per l’automazione industriale, i nuovi materiali, le nanotecnologie e telecomunicazioni multimediali. Modena e Reggio Emilia si concentrano sulla ceramica, Parma sull’industria alimentare, mentre a Piacenza si punta su energia e strumenti per i macchinari, a Ferrara su farmaceutica, biotecnologie e eco-tecnologie. Tra Ravenna, Forlì e Rimini si punta ad un forte distretto nautico, a Cesena invece l’attenzione sarà su ICT e tecnologie per l’industria manifatturiera