Squinzi: Ice deve essere potenziata

squinziRilanciare l’ industria per crescere, convinto che in Italia e in Europa bisognerebbe puntare ad una «renaissance manifatturiera». Bisogna sostenere la domanda interna, stimolando i consumi, grazie anche al pagamento dei debiti della Pa. E spingere sull’ export, conquistando quote di mercato. Complicato con l’ euro forte: «Con l’ attuale situazione di rapporto tra euro-dollaro ad 1,4 sarà sempre più difficile mantenere gli attuali livelli di export». È la preoccupazione espressa ieri da Giorgio Squinzi.

In questo contesto sarebbe «raggelante» l’ ipotesi che nei tagli della spending review si possa far rientrare anche l’ Ice: «Andrebbe potenziato, non eliminato, tanto più che l’ analogo istituto spagnolo ha dotazioni che sono triple rispetto al nostro».

Il presidente di Confindustria su questo punto ha insistito: «Ho captato con terrore le voci su un possibile taglio dell’ Ice, è uno degli istituti con cui da imprenditore ho avuto esperienze positive, è un’ agenzia estremamente efficace». Da Palazzo Chigi ieri hanno fatto sapere che il dossier messo a punto dal commissario Carlo Cottarelli, dove si inseriva l’ Ice tra gli enti eventualmente da sopprimere, è solo una bozza.

Ad essere preoccupato è anche il vice ministro allo Sviluppo, Carlo Calenda: «Siamo l’ unico paese al mondo che vuol tagliare sul turismo, se lo fa anche sull’ export non ci resta che andare tutti a giocare a racchettoni sulla spiaggia». Ed ha aggiunto: «L’ Ice deve diventare un istituto customer driven, orientato al cliente, è stato abolito nel 2011 e riaperto l’ anno successivo, i fondi sono raddoppiati, passando a 60, dei quali 22 erano fermi dal 1993. L’ Ice va potenziato e monitorato per vedere le cose che vanno e quelle che non vanno», ha aggiunto Calenda.

L’ occasione per affrontare l’ argomento è stata l’ inaugurazione della 50ma edizione della Fiera Mce, a Rho Pero (rassegna dedicata al riscaldamento, condizionamento, arredo bagno).

Per crescere e creare lavoro bisogna mettere al centro l’ industria, creando le condizioni di sviluppo e competitività. Un obiettivo che si raggiunge aumentando gli investimenti, anche in deroga, su edilizia, costruzioni ed efficienza energetica, ha sollecitato Squinzi, ed intervenendo sul costo del lavoro, dando liquidità alle imprese.

Il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione «sarebbe un’ immissione straordinaria di liquidità che farebbe ripartire i consumi». Il presidente di Confindustria non ha nascosto una certa delusione sulla tempistica annunciata dal governo. Il premier Matteo Renzi, la scorsa settimana, aveva indicato come data per pagare i debiti il 21 settembre, giorno di San Matteo. «Mi aspettavo che il santo non fosse San Matteo, che cade a settembre, ma San Giorgio che cade il 23 aprile, non tanto in mio onore, ma del presidente della Repubblica», ha detto Squinzi, che più volte ha pubblicamente riconosciuto a Napolitano di essersi impegnato su questo problema.

«San Giorgio combatte il drago del debito pubblico e della disoccupazione», ha continuato Squinzi, che semmai ha indicato come limite per lo sblocco dei pagamenti il giorno di San Pietro e Paolo, che è il 29 giugno. Sta di fatto, ha ricordato, che Renzi inizialmente si era impegnato a sbloccare i pagamenti entro 30 giorni, «ma poi ha modificato il tiro. San Matteo mi sembra un po’ troppo in là».

Squinzi ha anche insistito sulla necessità di intervenire sul costo del lavoro: «No ad un derby Irpef-Irap», anche se «personalmente come Confindustria penso sia importante intervenire sul costo del lavoro.

Non è detto che sia necessario intervenire solo sull’ Irap, ma tutti gli stimoli devono essere messi nella direzione di rendere più competitivo il costo del lavoro».

Il presidente di Confindustria si è anche soffermato sul vertice bilaterale Italia-Germania che c’ è stato lunedì a Berlino. Gli imprenditori italiani e tedeschi hanno avuto un incontro dal quale è scaturito un documento presentato ai rispettivi ministri dello Sviluppo, in vista del Consiglio europeo della prossima settimana. Per crescere, è la convinzione, bisogna rimettere al centro la manifattura: «Credo che i ministri dei due governi abbiano recepito che nel prossimo incontro del Consiglio Ue si debba mettere al centro la politica industriale e il rilancio del manifatturiero in Europa».

A Berlino il presidente del Consiglio ha presentato la sua posizione, con la possibilità di aumentare leggermente il deficit, pur restando sotto il 3 per cento. La Merkel ha apprezzato l’ elenco delle riforme che l’ Italia vuol realizzare, ma, secondo Squinzi, che ha partecipato alla cena ufficiale, è apparsa «molto austera e asciutta nei nostri confronti, non ho avuto la sensazione che ci sia meno rigore».

Tra le preoccupazioni di Squinzi anche le tensioni tra la Russia e paesi «che dipendono da essa. C’ è un forte interscambio tra Europa, Italia e blocco russo. E sicuramente ci sono tante aziende italiane che hanno investito in quelle aree».

 

Fonte: Il Sole 24 Ore