Befera lascia dopo sei anni, ha scovato 65 miliardi

evasioneUna volta conclusa, nei prossimi giorni, la prima tornata di nomine nelle grandi aziende pubbliche (Eni, Enel, Finmeccanica, eccetera), il governo Renzi dovrà fare una scelta importantissima, quella del successore di Attilio Befera. Mister Fisco, infatti, lascerà in prossimità della scadenza del suo mandato, il secondo, che termina a giugno quando (il 29) tra l’altro Befera compirà 68 anni. Il direttore generale dell’Agenzia delle entrate e presidente di Equitalia lascerà probabilmente a fine maggio, visto che il 24 scade per il governo il termine (90 giorni dal giuramento) entro il quale deve confermare o meno tutti gli alti dirigenti dello Stato (spoils system). Befera ha fatto sapere che, dopo sei anni, vuole andar via. E il governo Renzi, del resto, aveva già deciso di cambiare.

Il 2 aprile, convocato in audizione dalla Commissione finanze del Senato, Befera ha voluto lasciare un lungo e dettagliato bilancio della sua gestione. Nel 2008 gli incassi della lotta all’evasione ammontavano a 6,9 miliardi di euro. Sono saliti di anno in anno, fino ad arrivare al record di 13,1 miliardi nel 2013. Nonostante la crisi dell’economia e nonostante i dipendenti dell’Agenzia siano scesi da 49 mila nel 2001 a 46 mila nel 2008 a 40 mila nel 2013. «Per ogni 100 euro di gettito complessivamente incassato il costo sostenuto per l’Agenzia si è attestato nel triennio 2011-2013 intorno a 85 centesimi», ha sottolineato con orgoglio.

Recuperato solo il 10% del gettito evaso

Certo, si potrebbe obiettare che 13 miliardi di euro recuperati equivalgono ad appena il 10% del gettito evaso, secondo le stime della stessa Agenzia e che, come ha osservato la Corte dei conti, solo la metà viene da controlli sostanziali (accertamenti) mentre il resto deriva da errori materiali nelle dichiarazioni dei redditi e da controlli documentali. Ma questi 64,9 miliardi recuperati in 6 anni, a una media di 10,8 miliardi l’anno, sono costati attacchi ingenerosi a Befera, scelto nel 2008 dal governo Berlusconi (ministro dell’Economia Giulio Tremonti) e confermato dai governi Monti e Letta, e perfino minacce di morte, al punto che il direttore non può fare più un passo senza la scorta.

La polemica più clamorosa, forse, quella sul blitz di Cortina nella notte di San Silvestro del 2011, che scatenò le proteste di albergatori, turisti e politici che gridarono allo «Stato di polizia». Blitz difeso fino in fondo da Befera, che proprio nell’audizione al Senato ha rivelato che con questa operazione sono stati incassati 2 milioni di euro e che su 163 accertamenti avviati 142 sono stati definiti e incassati. Una vittoria quindi, che però non convince l’attuale presidente del Consiglio che, dopo aver twittato, l’altro ieri, «lotta all’evasione? Vedrete, vedrete…» ha commentato con i suoi collaboratori: «La lotta all’evasione non si fa con i blitz a Cortina o a Ponte Vecchio, ma con un investimento massiccio in tecnologia e innovazione». E non è un caso che Renzi stia pensando a un incrocio sistematico delle banche dati (sommando quelle sparse in tutte le amministrazioni ce ne sono 129, ma non dialogano tra loro) e all’unificazione dell’Agenzia delle entrate e di Equitalia, la società per la riscossione posseduta al 51% dall’Agenzia e al 49% dall’Inps.

 

 

Un nome per un colosso con 48 mila dipendenti

Il prossimo direttore generale dovrebbe quindi essere a capo di un colosso (considerando che l’Agenzia delle entrate ha assorbito anche l’Agenzia del territorio) con circa 48 mila dipendenti. L’operazione dovrebbe consentire anche risparmi sulle strutture di vertice: un solo consiglio di amministrazione, un solo direttore, il cui stipendio tra l’altro dovrebbe essere sottoposto al nuovo tetto (239 mila euro lordi l’anno, come il presidente della Repubblica) contro i 302.900 euro lordi che prende Befera.

Per il totonomina è presto, anche se nei corridoi alcuni nomi iniziano a circolare. Se verrà scelto un interno, la candidatura naturale è quella di Marco Di Capua, vicedirettore vicario, 54 anni, ex ufficiale della Guardia di finanza. Se la scelta dovesse restare in ambito tecnico ma cadere su una donna, gira il nome di Fabrizia Lapecorella, capo dipartimento finanze del ministero dell’Economia, mentre si considera in corsa anche Gabriella Alemanno, ex numero uno dell’Agenzia del territorio, diventata vice dopo la fusione con le Entrate. Tra le soluzioni tecniche anche Giuseppe Peleggi, 55 anni, direttore dell’Agenzia delle dogane, e il vice Luigi Magistro, 54 anni, già capo dell’accertamento con Befera. Ma la scelta di Renzi e del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan potrebbe invece ricadere su un profilo più politico, ancora una volta per stupire.

 

Fonte: Corriere