Da Irpef a privatizzazioni tutte le misure del Def

governorenziL’ultima ad emergere è la stretta su tutti i dipendenti pubblici, non solo dunque sugli stipendi dei manager di prima fascia. Tra calo Irpef, riforme istituzionali, pagamento dei debiti p.a., spending review e privatizzazioni, il Def presentato martedì in consiglio dei ministri prevede anche il blocco dei contratti del pubblico impiego, misura contro cui si sono già scagliati i sindacati. Ecco in breve gli impegni fondamentali inseriti nel documento di economia e finanza su istituzioni, economia e lavoro, per avviare “una profonda trasformazione del nostro Paese”.

 

Riforme istituzionali – L’obiettivo è una nuova legge elettorale capace di garantire governabilità, l’abolizione delle Province, la revisione delle funzioni del Senato e l’abolizione del Titolo V.

 

Spending review – Si punta ad un “cambiamento stabile e sistematico dei meccanismi di spesa pubblica”. Sono previsti risparmi per circa 4,5 miliardi nel 2014, fino a 17 per il 2015 e 32 per il 2016. I risparmi verranno principalmente utilizzati per il taglio del cuneo fiscale.

 

Jobs Act – La riforma del mercato del lavoro prevede un dl che semplifica e ottimizza il ricorso al contratto a tempo determinato (viene estesa da 12 a 36 mesi la durata massima) e all’apprendistato e un disegno di legge delega, al vaglio del Parlamento, in materia di ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro, semplificazione delle procedure burocratiche, riordino delle forme contrattuali.

 

Riforma della P.a. – La strategia include la semplificazione burocratica, la riforma delle giustizia civile, penale e amministrativa, la valorizzazione del percorso scolastico e formativo, l’aiuto alla ricerca e una valorizzazione del percorso di studi universitario, anche attraverso la Garanzia Giovani.

 

+80 euro in busta da 27 maggio – E’ l’intervento più atteso, quello sul quale il governo gioca la sua credibilità. I dettagli sono rimandati al decreto legge annunciato per il 18 aprile, ma il Def già fissa l’obiettivo di tagli per circa 10 miliardi a regime attraverso coperture con la revisione della spesa. I lavoratori dipendenti sotto i 25 mila euro di reddito lordi, circa 10 milioni di persone, avranno in busta paga un ammontare di circa 1.000 euro netti annui (80 euro al mese). Oltre alla spending review, per le coperture della misura che costa circa 6,6 miliardi si farà ricorso ai maggiori introiti Iva derivanti dal pagamento dei debiti della p.a. e ad un aumento della tassazione sulle plusvalenze delle banche per la rivalutazione delle quote Bankitalia

 

Sconto anche a incapienti – Lo sconto (anche se non fiscale) dovrebbe portare un contributo anche agli incapienti. Sarebbe già stata individuata la soluzione tecnica.

 

Fino a 26% imposta banche su quote Bankitalia – Il governo intende innalzare dal 12% al 24-26% l’imposta sulle quote di via Nazionale detenute dalle banche. Protesta l’Abi. –

 

Irap, si punta a taglio 10% – La riduzione per le aziende sarà di almeno il 10% attraverso il contemporaneo aumento della tassazione sulle attività finanziarie. Sempre a favore delle imprese è prevista entro settembre una riduzione delle bollette elettriche del 10% tramite una rimodulazione dei costi, dunque senza impatto sui conti pubblici. I poco più di 2 miliardi che costa il taglio all’Irap arriva dall’aumento delle rendite finanziarie. Con un’aliquota che passa dal 20 al 26%.

 

Sotto tiro i manager pubblici – Manager (ma anche dirigenti) pubblici a rischio. Si punta ad inserire un tetto ai loro stipendi: non potranno prendere più del presidente della Corte di Cassazione (poco più di 300.000 euro l’anno). Ma si potrebbe scendere anche più giù: 239mila euro che è quanto viene riconosciuto al Capo dello Stato. Ma è orevisto anche il blocco dei rinnovi contrattuali fino al 2020.

 

Mannaia su beni e servizi – Dalle matite alla carta igienica arriva il nuovo taglio. Le amministrazioni pubbliche dovranno garantire risparmi per circa 800 milioni. Insomma bisogna tagliare la spesa ‘improduttiva’ e aumentare i servizi.

 

Enti inutili e istituzioni a dieta – Il primo a finire nel mirino è stato il Cnel (”le famiglie a casa si chiederanno come faremo ora senza il Cnel”, ironizza Renzi). Ma sono moltissimi in Italia gli enti ‘sopprimibili’. Ma il percorso non è semplice e i risparmi non sono certi. Anche perchè normalmente il personale viene ricollocato sempre nella pubblica amministrazione. Oltre alla riforma del Senato il governo studia come ridurre le spese delle principali istituzioni: Palazzo Madama, Camera e Quirinale in testa. E anche se via via i tagli ci sono stati rimarrebbe un margine di circa 700 milioni ancora da risparmiare. L’invito di Renzi è chiaramente ”rispettoso” della loro autonomia.

 

Tagli alle feluche – Si punta a tagliare gli stipendi ai diplomatici. Ma si annuncia battaglia: il sindacato dei diplomatici italiani (Sndmae) difende infatti la congruità dei propri stipendi.

 

Tagli alla sanità, non lineari – Si torna a parlare degli tagli alla spesa farmaceutica in attesa della ‘panacea di tutti i mali’: l’introduzione dei costi standard. Nel ‘Patto della salute’ sono stati quantificati ”10 miliardi di risparmi, non di tagli” precisa il ministro Lorenzin. E Renzi aggiunge: i tagli non saranno ”lineari” e inoltre in prospettiva per la Sanità spenderemo di più.

 

Tagli alla difesa – I tagli arriveranno. Ancora non è noto però se sarà depotenziato o meno il programma di acquisto degli F35.

 

Incentivi alle imprese e camere di commercio – Si parla di riorganizzazione da tempo per gli aiuti alle imprese (il famoso dossier Giavazzi messo a punto durante il governo Monti). Gli imprenditori si dicono pronti anche a rinunciare in cambio di un taglio ‘congruo’ al carico fiscale. L’Irap appunto. Si discute anche di accorpamenti per le camere di commercio.

 

Privatizzazioni, 12 mld l’anno – Il governo perseguirà la strategia già avviata per la valorizzazione e la dismissione di quote di Poste e Enav prima, di Eni, Fincantieri, società del gruppo Fs poi, oltre che di parte del patrimonio immobiliare dello Stato. Le finalità sono la riduzione del debito pubblico, il recupero della spesa improduttiva e il recupero di efficienza delle imprese interessate. Gli introiti stimati sono pari a 0,7 punti percentuali di pil all’anno dal 2014 e nei tre anni successivi, arrivando a 12 miliardi complessivi.

 

Debiti della P.a. – Il governo intende impiegare risorse per ulteriori 13 miliardi da aggiungere ai precedenti 47 già stanziati dal precedente esecutivo per il pagamento degli arretrati. Con una serie di strumenti e meccanismo automatici si punta ad adeguare i tempi di pagamento delle p.a. a quelli previsti dalla direttiva europea in materia. I tempi prevedono la realizzazione entro ottobre 2014.