Gli italiani pagano 24.000 euro per ogni mutuo trentennale

caseAdusbef e Federconsumatori, apprezzano aumento aliquota al 26% su rivalutazione quote Bankitalia annunciato dal premier Renzi, ma per evitare che le banche possano continuare indisturbate a spennare e taglieggiare i correntisti con costi, spese, salati tassi e commissioni proibitivi, che portano un conto corrente a costare in Italia 371,20 euro l’anno, contro una media UE di 114 euro, chiedono un blocco triennale delle tariffe bancarie, per non far addossare con una partita di raggiro, i maggiori oneri valutati in circa 35 euro a correntista.

Per togliere la tentazione alle banche avide, che già negli ultimi 12 mesi hanno effettuato uno stillicidio infinito di aumenti e ritocchi che ha fatto lievitare del 18,7% in media i costi delle operazioni, con rincari sulle utenze pagate allo sportello di 3 euro invece di 2,5; prelevare contanti allo sportello 2 euro rispetto a 1,50 (+0,50 centesimi); bonificare un conto sulla propria banca arrivato a 4 euro contro i 3,5 euro; 4,50 se ad altra banca contro i precedenti 4 euro; chiedere l’estratto conto 1 euro contro 0,50 centesimi; prelevare contante da sportelli automatici di altre banche 2,10 euro (+10 centesimi); gestire un portafoglio titoli 55 euro contro 50 (+5 euro), serve un urgente decreto di congelamento di tutte le tariffe bancarie.

Non è più tollerabile che le banche, beneficate dalla Bce di 274 miliardi di euro di prestiti triennali al tasso dell’1%,con il tasso di riferimento Bce allo 0,25%, possano pretendere tassi che variano (secondo i dati Bankitalia nel periodo 1 aprile al 30 giugno 2014 in base alla legge antiusura 108/96) dall’11,48% per le aperture di credito (tassi soglia 18,3); 16,25% per gli scoperti senza affidamento (tassi soglia 24,25%); 11,82% sui crediti personali (tassi soglia 18,775%); 16,97% credito revolving (tassi soglia 24,970%); 5,17% sui mutui a tasso fisso (tassi soglia 10,4625%), mentre sulla cessione del quinto dello stipendio (i prestiti più garantiti e con sofferenze vicine allo zero), tassi del 12,08% per classi di importo fino a 5.000 (“soglia usura” 19,1000 %), dell’11,50% oltre 5.000 euro (tassi “soglia usura” 18,3750).

Per non parlare del salasso della Civ (Commissione Istruttoria Veloce) che grava per 50 euro sulle famiglie ed 85 sulle imprese. La classifica stila vede in testa MPS: per chi sfora i 500 euro prevede un pagamento di 50,25 euro (un giorno di “rosso”) e 52,55 euro (10 giorni) e 50,51 (un giorno) e 55,08 (10 giorni) per chi sfora i 1.000 euro. Unicredit (50,23 e 52,32 fino a 500 euro, 50,46 e 54,63 oltre i 1.000 euro); Bpm (40,25 e 42,54; 40,51 e 45,07 euro), Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza (35,21 e 37,14; 35,43 e 39,27; Ubi (30,24 e 32,37; 30,47 e 34,73 euro) e Bnl (25,23 e 27,26; 25,45 e 29,52 euro). Per Intesa Sanpaolo, invece, la Civ equivarrà solamente agli interessi, scelta più conveniente per i correntisti sul breve periodo: 0,30 euro per gli sconfinamenti oltre i 500 euro per un giorno, 3,05 euro per gli sconfinamenti di 10 giorni, 0,61 euro per un giorno oltre i 1.000 euro e 6,08 euro per 1.000 euro di rosso dopo 10 giorni.

Infine il differenziale sui tassi per i mutui è di 144 punti base (4,75% in Italia contro 3,31% media Ue), che porta i consumatori italiani a pagare un pizzo di 24.000 euro per ogni mutuo trentennale di 100.000 euro.