Pensione anticipata per gli over 60 disoccupati

giuliano-polettiUn ponte che consenta ai disoccupati over 60 di arrivare all’assegno pensionistico anche «un anno, un anno e mezzo prima».

È questa una delle ultime novità, anticipata in un’intervista a Giusy Franzese per Il Messaggero, alle quali sta lavorando il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Non un prestito, quindi, come aveva immaginato il suo predecessore. Ma una maggiore flessibilità, i cui oneri ancora non è chiaro sulle spalle di chi saranno. Una soluzione utile anche per la questione esodati. Intanto, tra approvazione definitiva del decreto lavoro e firma ufficiale dell’accordo Electrolux, Poletti incassa «una buona giornata».

 

Nemmeno il dato sul Pil che arretra riesce a scalfire il suo ottimismo: «La consapevolezza che la ripresa è fragile ci spinge a lavorare per rafforzare gli elementi in grado di portarci fuori dalla crisi, da qui la scelta dei famosi 80 euro, la riduzione dell’Irap sulle imprese, l’accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, gli investimenti per la scuola».

 

Decreto lavoro: quando prevede i primi riscontri?

«Faremo un monitoraggio sistematico, è necessario qualche mese, da domani in avanti. Sono molte le aziende che, a fronte delle discussione vivace in Parlamento, hanno preferito attendere la conversione in legge. Ma io sono convinto: soprattutto in una fase ancora di incertezza, avere strumenti come il contratto a termine senza causale e un apprendistato semplificato, libera le imprese dalle preoccupazioni legate alla congiuntura».

 

Come dire, le aziende non hanno più alibi?

«Si, oggi non c’è più nessuna ragione per cui un’impresa non possa procedere tranquillamente ad assumere le persone di cui ha bisogno».

 

Lei è coraggiosamente andato al congresso Cgil a Rimini, ma non è riuscito a convincerli.

«La Cgil e la sua segreteria credo siano in buona fede quando affermano che queste norme faranno aumentare la precarietà. Ma una cosa sono le opinioni, una cosa i fatti. Tra qualche mese vedremo chi ha ragione».

 

Nella vertenza Electrolux i sindacati hanno dimostrato grande senso di responsabilità. Non crede che, a livello generale, il governo sia stato troppo duro verso le parti sociali?

«Per la vicenda Electrolux è giusto dare atto ai sindacati di un comportamento costruttivo e positivo. Anche se non è stato un percorso semplice. Va riconosciuto l’atteggiamento positivo anche dell’azienda, e il contributo del governo. Se però parliamo di azioni di politica economica, il governo ha già detto come ha intenzione di continuare a muoversi: elaboriamo una proposta, ascoltiamo le posizioni delle parti sociali che vengono doverosamente tenute in considerazione, ma alla fine è il governo che assume le decisioni utili al Paese e se ne prende la responsabilità di fronte ai cittadini».

 

Come procede il programma Garanzia giovani?

«Bene, in pochi giorni siamo già a circa quarantamila iscrizioni ai portali».

 

Siamo sicuri che, a 4 mesi dall’iscrizione arriverà una proposta di lavoro o formativa?

«Si certo, è un impegno che abbiamo anche con l’Europa. È chiaro che la proposta che faremo è di tipologie diverse: un contratto di lavoro, di apprendistato, almeno 6 mesi di stage, un’attività formazione, servizio civile. Si tratta comunque di opportunità che consentono ai ragazzi di avere una piccola retribuzione, fare esperienza».

 

Oltre al dramma della disoccupazione giovanile, la crisi ha fatto esplodere anche la tragedia degli over 50 espulsi dal mercato dal lavoro. Pensate a qualche misura ad hoc?

«C’è in campo una norma che prevede aiuti alle imprese che assumono over 50, sottoforma di riduzione degli oneri. È una norma che abbiamo già trovato e stiamo verificando se è possibile aumentare le risorse e fare qualcosa per migliorare le procedure. Poi c’è la situazione, ancora più specifica, di chi di anni ne ha intorno ai 64, si è ritrovato senza lavoro, ma gli manca ancora un anno, un anno e mezzo, alla pensione. Per queste persone stiamo pensando a un ponte che li possa portare più velocemente all’assegno pensionistico».

 

È l’ipotesi del ”prestito“ a cui stava lavorando il suo precedessore?

«Diciamo che partiamo da lì».

 

I sindacati si sono già detti contrari a questa ipotesi, affermando che non è conveniente per il lavoratore.

«Non so a cosa ci si riferisca. Le ipotesi pubblicate sui giornali non possono essere considerate documenti del ministero».

 

Ponte anziché prestito: la differenza lessicale da lei utilizzata ha un significato preciso? Insomma, ci può dare qualche dettaglio?

«Un ponte collega due sponde. Per conoscere le caratteristiche del ponte bisogna attendere la fine del progetto».

 

Ovvero quando? Possiamo dire prima dell’estate?

«Ci stiamo lavorando e non è ancora il momento delle date».

Fonte: Il Messaggero