Stipendi in stallo, crollo dei consumi

stipendioLa crisi continua a erodere gli stipendi e di conseguenza ad abbattere i consumi. Ad aprile, secondo le rilevazio ni dell’Istat, le retribuzioni hanno registrato un incremento tendenziale dell’1,2%, il minore dall’inizio delle serie storiche nel 1982. Complessivamente, nei primi quattro mesi del 2014, c’è stata una crescita solo dell’1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2013.

 

In particolare mentre gli stipendi dei dipendenti del settore privato hanno avuto un lieve aumento pari all’1,6%, quelli della pubblica amministrazione sono rimasti sostanzialmente piatti. Alla fine di aprile la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 61,6% nel totale dell’economia e del 50,3% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 28,3 mesi per l’insieme dei dipendenti e di 14,5 mesi per quelli del settore privato. Per i sindacati, i dati Istat confermano che la situazione dei lavoratori resta molto difficile e in particolare quelli dei dipendenti pubblici, i cui contratti sono bloccati dal 2010. «È inaccettabile far finta di niente – sostiene Antonio Foccillo della Uil – Bisogna ripartire con un progetto condiviso che ridia all’economia un nuovo sviluppo e bisogna rinnovare i contratti, a partire da quelli del pubblico impiego, dove il governo è il datore di lavoro». Tutto ciò «determina – secondo il sindacalista – una consequenziale ulteriore caduta delle vendite al dettaglio».

 

Secondo l’Istat, infatti, le vendite al dettaglio sono diminuite a marzo del 3,5% annuo. Particolarmente negative le vendite di prodotti alimentari che segnano una flessione del 6,8%, la peggiore dal 1995. Le vendite di prodotti non alimentari calano invece dell’1,5%. Su base mensile, l’indice scende dello 0,2%, mentre nella media del trimestre gennaio-marzo 2014, la riduzione è dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Per Federconsumatori e Adusbef, la contrazione dei consumi nel settore alimentare «è un grido di allarme: solo in tale comparto ogni famiglia ha ridotto i propri consumi di 376 euro annui».