La fiera di Rimini va all’estero

TecnargillaIl florovivaismo (con Floratrade), l’ortofrutta (con Macfrut che si trasferisce da Cesena), il salutismo alimentare (con Sal.ve). Poi lo sbarco all’estero con Ecomondo (in Brasile) e a Tokyo, Shanghai e Singapore (con Gelato World Tour). La fiera di Rimini mette nuove iniziative in programma, con l’obiettivo di arrivare nel 2016 a un fatturato di 87 milioni di euro, rispetto ai 56 milioni di quest’anno (3,2 milioni di utile) e ai 74,5 milioni previsti per il 2015. Ma il dato economico di cui va più fiero il presidente della fiera, Lorenzo Cagnoni, è il quasi azzeramento dell’indebitamento, che da 14,5 milioni di inizio 2014 è oggi di 7 milioni e sarà di 1,5 a fine 2015. Dice: «Avevamo contratto un debito di 300 milioni per costruire, nel 2001, il nuovo quartiere fieristico e ora finalmente lo stiamo estinguendo con le nostre sole forze poiché il contributo pubblico è stato di appena 40 milioni. Nemmeno le tanto decantate fiere tedesche sono mai riuscite ad autofinanziare i loro quartieri».

Quest’anno la fiera di Rimini registra 7.531 espositori (7.284 nel 2013), 1.848.785 visitatori (erano stati 1.725.187) e 880.460 metri quadrati venduti (contro i 720.268 del 2013).

La visibilità mediatica su radio, tv, quotidiani, periodici e social, ottenuta grazie alla sola attività di media relation, ha sfiorato nel 2014 gli 806 milioni di contatti (640 milioni nel 2013).

Una rassegna-esperimento, cioè una fiera che non ricalcherà i moduli tradizionali e che è ancora in via di definizione nei dettagli, sarà il Sib, un tempo dedicata alle discoteche e ora che i locali sono in disarmo ribattezzata Sib Event On Air: «Con le associazioni di categoria e i media tecnici», spiega Cagnoni, «recupereremo quel marchio storico creando un nuovo format internazionale su musica, strumenti e tecnologie, che si terrà a settembre 2015».

Quanto ai congressi (la fiera gestisce anche il nuovo mega-palacongressi) il giro d’affari è stato quest’anno di 8,3 milioni che passeranno a 9,1 il prossimo anno. L’attività sta però chiudendo il bilancio con una perdita di 600 mila euro: «Il sistema congressuale italiano non funziona, non riesce a catturare quote significative sul mercato internazionale», afferma Cagnoni, «e poiché il mercato interno è in grave crisi la situazione è preoccupante».

Insomma, il presidente suona la sveglia. Occorre una politica congressuale nazionale altrimenti questo business, un tempo punto di forza dell’Italia, sarà perso per sempre. Rimini sta facendo la sua parte (ospiterà tra l’altro le convention di Coca-Cola e Tupperware, oltre ai campionati del mondo di magia, sono attesi i migliori 3.500 illusionisti e la vittoria è avvenuta in volata su Dublino e Seul) ma strattona la giacca al ministro Dario Franceschini: il turismo congressuale non vuole essere una Cenerentola.