Scuola-Impresa: ridurre le distanze per far crescere il Paese

Ph©Elisabetta BaracchiSala gremita all’Auditorium della System di Fiorano per la giornata nazionale di Orientainsegnati. Si tratta dell’ottava edizione della manifestazione, promossa da Confindustria, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, diventata un’occasione di confronto e dialogo tra imprese e insegnanti per discutere sui temi della didattica e per promuovere forme concrete di alternanza tra scuola e mondo del lavoro.

 

E proprio sulla necessità di ridurre la distanza tra mondo della scuola e quello dell’industria ha posto l’attenzione Valter Caiumi, presidente di Confindustria Modena che ha sottolineato come «sia necessario modernizzare e integrare il rapporto tra scuola e impresa; l’education è un fattore decisivo per la crescita di un Paese, per poter “raccontare” la sua storia, la sua qualità complessiva e le sue possibilità future. Proprio per questo Confindustria Modena da tempo ha stetti rapporti di collaborazione con l’Università e le scuole superiori, in particolare modo con gli istituti tecnici, ai quali fornisce supporto grazie ad iniziative mirate alla crescita professionale sia degli alunni sia degli insegnanti».

 

Sullo stretto rapporto tra mondo universitario e imprese e sulla necessità di creare momenti di alternanza tra studio e lavoro, è intervenuto anche Angelo Oreste Andrisano, rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia che ha sottolineato come «sia necessario fornire ai ragazzi un iter di studi che garantisca loro l’acquisizione di professionalità, alternando allo studio esperienze professionali in azienda, non solo in Italia ma anche all’estero; perché oggi i problemi più grandi che si trova ad affrontare l’università sono la mancanza di lavoro per i giovani e la dispersione scolastica. Pe questo è necessario puntare su una didattica che possa facilitare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, frenando l’abbandono degli studi».

 

Per fare questo «occorre ripensare al modello educativo del nostro Paese», sottolinea Paolo Cavicchioli, delegato al settore Education di Confindustria Modena: «In Italia l’alternanza scuola-lavoro non supera il 4 per cento, mentre in altre nazioni, come la Germania, va oltre il 20 per cento. Il paradosso del nostro Paese è che pur avendo livelli critici di disoccupazione giovanile, molte imprese stentano a trovare certe figure professionali; ecco dunque che bisogna avvicinare la domanda delle imprese a quella che è l’offerta del mondo formativo». E per farlo, secondo Cavicchioli, bisogna porre attenzione a tre elementi: «Trovare un nuovo equilibrio tra la dimensione del “sapere” e quella del sapere “sapere fare”, soprattutto durante il percorso formativo, alternando lo studio a esperienza lavorative; puntare sulla creatività dell’individuo, perché oggi i modelli di innovazione sono costanti, a ciclo continuo, e senza lo sviluppo di creatività le aziende non riescono a rimanere competitive; infine, bisogna superare l’atavica contrapposizione tra discipline di area scientifica e area umanistica: oggi per garantire una formazione completa bisogna sviluppare entrambi i contenuti, creando al contempo un’indipendenza dell’individuo da un tipo di specializzazione formativa che incentivi questa contrapposizione inutile. Abbiamo bisogno di figure professionali che abbiano una forte competenza multidisciplinare ed è su questo che mondo della scuola e delle imprese devono lavorare assieme».

 

D’accordo su questa visione è Franco Stefani, fondatore della System e padrone di casa dell’evento. «Siamo sempre stati un’azienda aperta ai giovani, che rappresentano una risorsa preziosissima, una “materia prima” da plasmare a cui noi garantiamo formazione continua e alto “trasferimento tecnologico”. È necessario quindi rafforzare il rapporto tra scuola e imprese, capendo che le esigenze delle aziende cambiano e che l’obiettivo della scuola deve essere quello di riuscire a soddisfarle, offrendo, ad esempio, percorsi scolastici e formativi nuovi, aperti ai bisogni e alle necessità del mercato del lavoro e del mondo produttivo locale. E al contempo, il compito di noi imprenditori è quello di “educare i giovani all’impresa” dando loro la possibilità di crescere e di avere una formazione continua nel tempo». Stefani sottolinea tuttavia che, «devono essere i giovani a conquistarsi un posto di lavoro», e ricorda anche che «l’Italia ormai da tempo non è più un’isola felice, nessuno può garantire più un posto fisso, e i giovani lo devono capire, e in fretta. Per questo, patrimonio culturale e formazione rappresentano una vera ricchezza, una ricchezza che loro stessi devono sapere “coltivare” ampliare ed esprimere, senza aspettare l’aiuto di nessuno».

 

«La scuola», sottolinea Ermanno Rondi, project leader Azione comune sull’Istruzione tecnica del Club dei 15, «deve dare una formazione il più possibile ampia e completa, perché i ragazzi verranno inseriti in un ambiente di lavoro, multiculturale, geograficamente diffuso, in continuo cambiamento, permeato da innovazione e trainato dalla tecnologia. Le imprese hanno bisogno di personale formato che abbia competenze tecniche, capacità manageriali ed eclettismo relazionale. I ragazzi devono avere una preparazione poliedrica di base che fornisca il metodo nell’apprendere. “Imparare ad imparare” è l’assioma che deve seguire la scuola, spetterà poi all’azienda sedimentare questa informazione, arrichirla delle nozione tecniche necessarie e trasformale in competenze specifiche».

 

«Bisogna ripartire dal rapporto scuola–impresa», sottolinea Silvia Menabue, responsabile dell’ufficio scolastico regionale per le provincie di Modena e Reggio Emilia, «facendo sempre più “sistema” e arrivando a sostenere un approccio più olistico del sapere: la conoscenza non deve essere rilegata a una sola età della vita di un individuo o in un solo luogo, che è quello scolastico, ma si può e si deve apprendere a tutti i livelli, anche e specialmente in un contesto lavorativo che deve essere visto come “luogo” autonomo di produzione del sapere».

 

E per farlo, anche il sistema scolastico si deve mettere in gioco e deve essere aperto al cambiamento: ne è convito Roberto Costantini, dirigente responsabile dell’Orientamento e brand dell’Università Luiss EnLabs, che da anni attua programmi innovativi per aiutare i ragazzi nella difficile scelta degli studi universitari. «Orientamento non significa attrarre gli studenti verso un tipo di facoltà, ma far capire loro che cosa minimizza il rischio di fare una scelta sbagliata. E questo non deve essere fatto nell’ultimo anno di scuola superiore quando ormai è troppo tardi, ma bisogna partire già dal terzo e quarto anno e fare comprendere ai ragazzi quali offerte hanno davanti e cosa concretamente si andrà a studiare: solo così si potrà ridurre il fenomeno di giovani che cambiano corso di studio al primo e secondo anno di Università ritardando l’entrata nel mondo del lavoro o che addirittura abbandono definitivamente il percorso formativo».

 

La scuola ha grandi responsabilità e, come sottolinea Carmela Palumbo, direttore generale del Ministero dell’Istruzione «è necessario apportare cambiamenti fondamentali al nostro sistema formativo, puntando sull’innovazione didattica per ridurre il gap che ancora esiste tra scuola e modo del lavoro, facendo scelte concrete, come ad esempio, accorciare la durata del ciclo di studi, per permettere ai giovani di entrare un anno prima nel modo del lavoro e avere quindi quel vantaggio competitivo che gli studenti di altri Paesi europei hanno già da tempo».