Draghi “La Bce comprerà anche titoli di Stato”

draghiMai come in questo momento le parole sono pietre. Così ogni sillaba di Mario Draghi può far partire i mercati in picchiata o farli volare. Ieri il presidente della Bce ha ribadito che tra le misure straordinarie che il consiglio direttivo potrebbe decidere nei prossimi mesi c’è anche «l’acquisto di vari asset, tra cui i titoli di Stato». Una frase, contenuta in una lettera ad alcuni europarlamentari, che ha messo le ali ai listini europei, convinti che possa trattarsi di una conferma dell’accelerazione sul cosiddetto “quantitative easing”, sull’acquisto robusto di titoli, privati e pubblici, che dovrebbe essere deciso tra la prossima riunione del consiglio, il 22 gennaio e quella successiva, a marzo.

Le sue parole hanno regalato alle principali piazze europee una giornata in euforia: Milano vola a +3,69%, seguita da Parigi (+3,59%) e l’euro è sceso a un nuovo minimo da un decennio, sotto quota 1,18 sul dollaro. Sempre nella giornata di ieri, un membro del comitato esecutivo, Benoit Coeuré, ha sostenuto che «l’eurozona non è in deflazione» e ha chiarito che nessuno pensa a far uscire la Grecia dall’euro. Ma il francese ha anche sottolineato che la quota di debito ellenico in pancia all’Eurotower «non può essere ristrutturata». Una risposta ufficiale al dibattito che Alexis Tsipras, favorito alle elezioni parlamentari greche per il ruolo di primo ministro, ha scatenato sull’ipotesi di una rinegoziazione delle scadenze o un taglio del debito. E in mattinata, un comunicato dell’Eurotower ha avvertito Atene che le banche elleniche continueranno ad avere accesso alla Bce finché resteranno in piedi gli accordi con la troijka, che Tsipras ha minacciato di stracciare.

Tuttavia, dietro la faccia feroce, la Bce ne nasconde un’altra. Costretta a fare i conti con un populismo, quello di Alexis Tsipras, che è cresciuto oltre le proteste di piazza, che ha ormai conquistato un terzo dell’elettorato greco ma che è riuscito anche a modificare il suo programma – ancora grossolano e per molti versi vago – e i suoi messaggi verso toni più dialoganti con l’Europa, l’Eurotower parla con il leader di Syriza da tempo. Tsipras è stato a Francoforte, ha incontrato Draghi, e, anche attraverso i vertici del partito, continua a mantenere un filo proprio con Benoit Coeurè, il francese cui ieri è stato affidato il compito di gettare acqua sul fuoco delle speculazioni su un’uscita della Grecia dall’euro. «A Francoforte è venuto Tsipras, non la Le Pen», sintetizza una fonte informata dei fatti, come a dire: con il politico greco c’è ancora la speranza di poter ragionare.

I paletti ci sono, ovviamente, il primo lo ha rivelato proprio Coeurè: niente ristrutturazione della quota di bond ellenici detenuti dall’Eurotower. Il membro del board ha anche detto ufficialmente, ieri, che «è troppo presto» per capire cosa farà la Bce il 22 gennaio ma che la Grecia «non è un motivo» per rimandare eventualmente il quantitative easing. E, a proposito: alla riunione del consiglio dell’altroieri si è discussa preliminarmente più di un’ipotesi, nel tentativo di ricompattare i banchieri centrali il più possibile, com’è nello stile di Draghi. E la fatica maggiore è trovare una soluzione, come al solito, che piaccia ai tedeschi e che li liberi dalla solita, esagerata sensazione di pagare per tutti.