I giovani progettisti italiani si raccontano a Cersaie

Ceramic_Futures18_Cersaie 2013Nell’ambito del programma culturale di Cersaie “costruire, abitare, pensare”, si è tenuta questa mattina presso la Galleria dell’Architettura la conferenza dal titolo “Forum: Italia.Architetti4.0”, una conversazione a più voci che ha visto come moderatori il Prof. Fulvio Irace, storico dell’Architettura, e dell’arch. Pierluigi Mutti, direttore del mensile L’Architetto. Dopo l’esperienza del Forum del 2014 sempre a Cersaie, quest’anno si è affrontato il tema della professione: attraverso un confronto sui progetti realizzati si è cercato di capire cosa significhi essere oggi un giovane architetto che opera in Italia.
Come nel precedente Forum, alcuni architetti hanno partecipato alla conversazione collegandosi via Skype, mentre in sala erano presenti lo studio Diverserighestudio, i Labics, Francesco Librizzi, lo studio TAMassociati e Tomas Ghisellini, che hanno presentato, a turno, le loro realizzazioni più significative.

Durante il dibattito sono emersi alcuni temi importanti quali il concetto di spazio pubblico, la riqualificazione delle periferie delle città e l’architettura sostenibile.
Prima di capire come disegnare lo spazio pubblico bisogna capire, oggi più che mai con internet, cosa è pubblico e cosa è privato.

Le nuove generazioni hanno riproposto temi che sembravano abbandonati, rievocando una tradizione europea sui masterplan delle città. Città sempre più “globali” ma nelle quali manca uno spazio in cui ci si possa riconoscere. Dalla tradizione del nostro Paese è possibile ritrovare gli spunti per concepire gli spazi aperti e viverli senza rifiutarli.

Si è perduta la connotazione emotiva degli spazi e il luogo pubblico non è una questione di “chi è il proprietario” ma deve rappresentare il bene comune e diventa supporto di socialità per le relazioni umane, soprattutto nei luoghi di degrado, come le periferie.
Si deve passare dal concetto di “consumo” al concetto di “uso”, che presuppone il fatto che un progetto non debba essere fine a se stesso ma dialogare col contesto ed essere fruibile anche a chi viene “dopo di noi”.

Infine, tutti hanno sottolineato come il concorso sia un’esperienza necessaria, anche se non sempre si passa alla realizzazione pratica.