#Lapamday Reggio Emilia, più di 200 persone alla serata conclusiva

lapamday-serateCirca duecento persone, tra imprenditori e rappresentanti delle istituzioni (sindaci, consiglieri regionali, alcuni parlamentari e diversi assessori comunali) hanno partecipato al dibattito che ha chiuso il ‘Lapam Day’ aperto sabato con cinque incontri in altrettanti comuni capo distetto della provincia di Reggio Emilia in cui l’associazione ha incontrato i sindaci o loro rappresentanti  di molti comuni della provincia. Il presidente Erio Luigi Munari ha spiegato: “Il mondo politico troppo spesso si accorge delle micro e piccole imprese soltanto quando ci sono scadenze elettorali. Non possiamo esser contenti di questa situazione, è necessario continuare il confronto, non solo a livello locale ma anche a livello nazionale, per far sì che le pmi possano contare per quanto è giusto. Con i sindaci il confronto è quotidiano e assiduo. Ma ai comuni chiediamo un segnale di attenzione, ridurre all’aliquota minima l’Imu su capannoni, negozi e uffici utilizzati come beni strumentali dall’impresa stessa”.

Il segretario, Carlo Alberto Rossi, ha commentato alcuni dati forniti da Lapam Confartigianato: “I numeri che abbiamo presentato parlano chiaro e dicono che circa il 70% dell’occupazione nel privato è creata dalle micro, piccole e medie imprese, inoltre più del 94% delle imprese a Reggio Emilia e provincia hanno meno di 49 addetti. Questi numeri ci dicono con grande evidenza che le pmi chiedono, a ragione, più spazio e più considerazione”.

Cesare Fumagalli, segretario nazionale di Confartigianato ospite di Lapam, ha posto l’accento sull’impegno dell’associazione a livello nazionale per fare pressioni sui decisori politici. “Ci sono settori che hanno possibilità di crescere, e penso ad esempio alle tecnologie e l’industria 4.0 – ha spiegato – la manifattura è ancora e sempre più determinante per il nostro Paese, non possiamo abbassare la guardia: la piccola impresa non fa le magie… Puntare con decisione sulle pmi significa mantenere un modello di welfare strutturato, generare un ‘full Made in Italy’ e anche migliorare l’ambiente grazie alle imprese a vocazione green. La pressione fiscale cala, ma non abbastanza: la competitività si recupera soprattutto in questo modo”.

Fabrizio Pezzani, professore della Bocconi, ha usato parole forti: “In Italia il problema non è Senato o non Senato, ma trovare delle persone capaci che possano cambiare la politica e creare un nuovo modello: la crisi non è economica, ma squisitamente etica. Negli Stati Uniti la vittoria di Trump è emblematica: il sistema sta cambiando, ma questi cambiamenti necessitano di persone all’altezza in tutti i settori, dall’economia, all’industria alla politica”.