Studio Lapam Distretto Ceramico: “Crollano le imprese artigiane, tessuto imprenditoriale in crisi”

“Nell’area del Distretto Ceramico, rispetto al 2008 (anno dello scoppio della grande crisi) e anche rispetto al 2010, le imprese sono calate in modo significativo, si tratta di un dato che conferma quello rilevato dal nostro Ufficio Studi nelle altre zone della provincia. Il dato più significativo è il crollo delle imprese artigiane”.

Ianez Rinaldi, presidente Lapam Confartigianato della Zona del Distretto Ceramico, che comprende i comuni di Fiorano, Formigine, Maranello, Sassuolo, Prignano, Montefiorino, Frassinoro e Palagano, commenta con queste parole i dati dell’Ufficio Studi Lapam sulla dinamica delle imprese.

Dal 2008 al 2018 si è assistito a un brusco calo delle ditte attive, le imprese passano da 11.468 a 10.912, -556 e una flessione del 4,8%. “Nell’artigianato – riprende il presidente di Zona Lapam – le cose vanno decisamente peggio, le imprese artigiane erano 4.086 e sono 3.405 a fine 2018, con un calo di 681 ditte e del 16,7%. Di fatto il calo del numero delle artigiane è più alto del numero complessivo, dunque l’emorragia è dovuta a questa moria di imprese artigiane”.

L’analisi dell’Ufficio studi Lapam ha anche preso gli anni dal 2010 al 2018 per un raffronto sulle diverse categorie e qui si notano discrepanze molto significative tra i vari settori.

“In questo periodo – spiega Sauro Simonini, segretario di Zona Lapam – il dato è negativo per 426 imprese (-3,8% dal 2010 al 2018, da 11.338 a 10.912). Tra i settori il segno meno domina nell’agricoltura, che perde il 16% e 157 imprese, da 983 a 826; nelle costruzioni a -14,2% e 275 imprese da 1.942 a 1.667; nel manifatturiero dove si registra il -8,3% e 153 imprese attive in meno da 1.852 a 1.699; nel commercio che scende del 4,2% (perse 120 attività, da 2.888 a 2.768) mentre crescono in modo significativo i servizi. Quelli alle alla persona salgono dell’11% con 132 attività in più da 1.205 a 1.337; quelli alle imprese crescono del 6,3% con +152, da 2.419 a 2.571. Infine – conclude Simonini – non è significativo il dato delle altre attività per l’esiguità dei numeri, da 49 nel 2010 a 44 nel 2018”.