Shigeru Ban a Cersaie 2021

La grande architettura ancora protagonista a Cersaie, con la lectio magistralis del Premio Pritzker Shigeru Ban, introdotto dallo storico dell’architettura Professor Francesco Dal Co, all’interno del programma culturale “costruire, abitare, pensare”.
“Ho scelto il Cersaie di Bologna come mio primo viaggio all’estero – ha voluto sottolineare Shigeru Ban – e sono felice di tornare a parlare in presenza di fronte ad una platea così importante. Nel mio lavoro io mi rivolgo soprattutto alle persone in difficoltà, perché voglio migliorare le loro condizioni di vita. Prediligo edifici permanenti, non amo la temporaneità”.

L’architetto nipponico, già protagonista a Cersaie nel 2012 quando visitò anche le aree colpite dal terremoto e vincitore del Premio Pritzker nel 2014, ha dimostrato al mondo le infinite potenzialità architettoniche di materiali economici e del tutto naturali e ha fatto della leggerezza e della sostenibilità la sua cifra stilistica. L’uso strutturale degli elementi naturali è il filo conduttore di ogni sua opera, con l’obiettivo di ridurre il più possibile il materiale di scarto. Il suo lavoro è molto legato alla tradizione giapponese della trasformazione continua dell’involucro: i materiali non sono finiti, ma una volta consumati vengono progettati nuovamente, liberandoli dalle convenzioni.

Nella sua lezione, Shigeru Ban ha evidenziato – attraverso i suoi progetti più rappresentativi – la sua idea di sostenibilità: “La forma esterna è solo uno degli ingredienti dell’architettura. Non guardo l’estetica, ma la funzionalità dell’edificio e per me la sostenibilità è il rispetto dei materiali, non una moda”. Ricordando i suoi maestri – primo fra tutti Arata Isozaki ma anche Emilio Ambasz, presente in sala – Ban ha ripercorso la sua storia, partendo dalla Cooper Union School of Architecture, che ha segnato fin da subito il suo stile architettonico, illustrando il Japan Pavilion Hannover Expo 2000, il Nicolas G. Hayek Center e il Centre Pompidou di Metz.

È noto in tutto il mondo per l’impegno a seguito di emergenze, terremoti o altre calamità naturali, con la progettazione di soluzioni a costi contenuti. “Dalla guerra in Ruanda in poi, mi sono impegnato per costruire residenze temporanee in caso di disastri”. Decine i progetti di questo tipo come il Paper Log House, abitazioni economiche e di rapido montaggio per i terremotati di Kobe, e la Paper Church, sempre a Kobe (1995), ma anche la Temporary Elementary School di Chengdu (China 2008), il Container Temporary Housing di Onagawa (Giappone, 2011) e altri interventi in Turchia, in India e in Italia, dove sono state utilizzate tessere di mosaico ceramico nell’auditorium temporaneo de L’Aquila.